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	<title>La Stanza degli Specchi</title>
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	<description>E se i più hanno poco e i pochi molto ci accostiamo alla meta a passo sciolto e dire possiamo quel che più ci piace e quel che non si dice forte si dice sottovoce</description>
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		<title>L&#8217;ultima pagina: In ogni caso nessun rimorso di Pino Cacucci</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio del secolo scorso la società francese è stata scossa da un ondata di violenza nei confronti dei più abbienti e delle forze dell&#8217;ordine operata da sparuti gruppi di criminali che avevano come obiettivo comune l&#8217;intento tipico dei movimenti anarchici: &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2012/01/16/lultima-pagina-in-ogni-caso-nessun-rimorso-di-pino-cacucci/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=714&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2012/01/cacucci.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-715" title="In ogni caso nessun rimorso" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2012/01/cacucci.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>All&#8217;inizio del secolo scorso la società francese è stata scossa da un ondata di violenza nei confronti dei più abbienti e delle forze dell&#8217;ordine operata da sparuti gruppi di criminali che avevano come obiettivo comune l&#8217;intento tipico dei movimenti anarchici: rovesciare l&#8217;ordine costituito.</p>
<p>In un momenti storico in cui si faceva sempre più netta la separazione sociale tra i più ricchi e la classe povera, in cui per la maggior parte della popolazione la fame e la miseria erano la realtà quotidiana, i metodi fin troppo repressivi della polizia a difesa dei diritti della classe benestante esacerbarono il clima già teso causando la nascita di numerose cellule di resistenza che si differenziavano nei modi ma non negli ideali.<br />
Intorno al 1910 un caso particolarmente spinoso per la polizia della Francia fu quello della Banda Bonnot.</p>
<p><span id="more-714"></span></p>
<p><strong>Jules Bonnot</strong> era cresciuto a Lione in mezzo ad ogni tipo di sopruso da parte dei gendarmi con la miseria come punto di partenza e come probabile destinazione futura; bollato come <em>agitatore</em> e <em>persona pericolosa</em> egli finirà presto non solo ad ingrossare le fila degli illegalisti anarchici francesi ma anche a diventarne un simbolo.<br />
<em>La miseria, da sola, non basta</em> &#8211; dice Bonnot a Sir Arthur Conan Doyle, in un colloquio avvenuto durante gli anni in cui gli fece da autista &#8211; <em>la rovina comincia quando si vuole andare un po più in là del vicolo, e ci si accorge che laggiù, oltre il fango del tuo quartiere, c&#8217;è il mondo. E allora finisce che uno si convince di un sacco di cose, probabilmente tutte sbagliate.</em></p>
<p><strong>Pino Cacucci</strong> ricostruisce la sua storia romanzandola quel tanto che basta per far prendere al personaggio un po di spessore: non stiamo parlando di un folle criminale nè di un novello ladro gentiluomo ma solo di un uomo che aveva inseguito per tutta la vita la felicità illudendosi che non servisse altro per vivere.</p>
<p><em>L&#8217;avevo trovata quella felicità e avevo tutto il diritto di viverla, non me lo avete concesso e allora è stato peggio per me, per voi, peggio per tutti</em> &#8211; scrive Bonnot in un quaderno prima di essere colpito a morte nell&#8217;Aprile del 1912 &#8211; <em>Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti si, ma in ogni caso nessun rimorso&#8230;</em></p>
<p>Ne esce fuori una storia molto triste popolata da personaggi che interpretano e forse rappresentano il meglio e il peggio di quanto la società del secolo poteva permettersi, si va dal poliziotto integerrimo ma leale al magistrato dalla volontà ferrea e dai metodi illegali, dall&#8217;attivista politico che usa la carta stampata all&#8217;illegalista che mette mano alla pistola con estrema facilità, dal malvivente che non ha mai avuto altre alternative (perchè non gliele hanno concesse) al criminale folle e imprevedibile.<br />
Il tutto con un unico denominatore di fondo. L&#8217;<strong>odio</strong>.</p>
<p><em>Tu credevi di aver raggiunto il culmine, fino a pochi attimi prima</em> &#8211; riflette amaramente tra sè e sè Bonnot &#8211; <em>e adesso scoprivi che di posto, per l&#8217;odio, ce n&#8217;era sempre, a dismisura, un&#8217;immensità di odio vasta quanto l&#8217;universo. Era infinito, l&#8217;odio. Solo l&#8217;amore, pensavi, solo l&#8217;amore ha limiti.</em></p>
<p>Un odio che rappresenta l&#8217;unica ragione di vita, l&#8217;unica alternativa alla sottomissione, l&#8217;unica arma da contrapporre al potere dello Stato, della Polizia e della società dei ricchi. Cacucci non vuole disegnare Bonnot come un criminale senza cuore e ci riesce perchè al lettore più attento non sfuggiranno le sfumature di un carattere magari risoluto, impulsivo ed aggressivo ma votato alla praticità dell&#8217;azione piuttosto che all&#8217;ignavia delle parole.<br />
Ma Bonnot non era neanche un animale ignorante.<br />
Era vero che da un certo punto della sua vita in poi l&#8217;odio non lasciò più spazio per altro ma è anche vero che il punto di partenza era la ricerca di una vita normale e felice da uomo libero, tant&#8217;è vero che tra le sue letture preferite c&#8217;erano le poesie di <strong>Emile Verhaeren</strong> e gli scritti del filosofo <strong>Max Stirner</strong> che confluivano tutti in un unico ideale: la libertà per essere tale non deve essere una concessione altrui.</p>
<p>Jules Bonnot, prima di diventare un criminale ma, anche dopo e durante, ha sofferto tanto e <em>il dolore</em> &#8211; scrive Cacucci &#8211; <em>ha un confine, una barriera. Oltre quel limite ci sono solo due strade: il rifugio nella follia o la gelida indifferenza.</em></p>
<p><strong>In ogni caso nessun rimorso</strong> non è un libro per tutti, bisogna capire, magari criticare ma sicuramente assimilare quello che la storia di Jules Bonnot e di tutti i personaggi che ne hanno fatto parte rappresentano in un disegno più ampio, in una prospettiva più allargata della società in cui vivevano loro e in cui viviamo noi adesso, perchè a dispetto dei decenni trascorsi sono cambiati nel modo e nella visibilità ma i soprusi restano ancora; l&#8217;illusione del progresso e della ricchezza ha offuscato gli occhi della gente impedendole di vedere che il confine tra gente ricca e gente povera è sempre lì, netto ed inesorabile così come i privilegi dei primi e gli stenti dei secondi.<br />
Bisogna leggerne e scriverne di più di libri di questo genere poichè la nostra generazione, e quelle che verranno dopo hanno bisogno di vedere come il coraggio di un individuo che lotti contro un ordine imposto si riflette sulla storia dell&#8217;umanità, hanno bisogno di capire quando è il momento di lottare, sia solo a parole o sfruttando i media e gli strumenti odierni, affinchè la libertà non sia una gentile concessione altrui ma un sacrosanto diritto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/714/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=714&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultima pagina: Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 18:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è Allan Karlsson? Allan è un ospite di una casa di riposo di un paesino svedese che a poche ore dalla festa per il suo centesimo compleanno decide di scavalcare la finestra della sua stanza e sparire nel nulla. &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/11/27/lultima-pagina-il-centenario-che-salto-dalla-finestra-e-scomparve-di-jonas-jonasson/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=711&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/11/jonasson.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-712" title="jonasson" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/11/jonasson.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>Chi è Allan Karlsson?<br />
Allan è un ospite di una casa di riposo di un paesino svedese che a poche ore dalla festa per il suo centesimo compleanno decide di scavalcare la finestra della sua stanza e sparire nel nulla.<br />
Chi è, in realtà, Allan Karlsson?<br />
<em>Allan è senza dubbio vecchio, ma è anche un maledetto farabutto che sa esattamente quello che fa</em>, scrive <strong>Jonas Jonasson</strong>, autore di questo romanzo divertente e imprevedibile ambientato in una regione poco conosciuta della Svezia.</p>
<p><span id="more-711"></span></p>
<p>La storia procede su due livelli cronologici, uno in cui Allan è un arzillo e pragmatico centenario e l&#8217;altro in cui conosceremo l&#8217;avventurosa vita del giovane Allan sin dall&#8217;infanzia trascorsa nella campagna svedese.</p>
<p>Il protagonista di questa storia è cresciuto in una famiglia modesta con i precetti del padre che si possono riassumere in due facili concetti:<br />
- <em>La vendetta non è una bella cosa. É come la politica: si accanisce fino a quando il brutto diventa peggio e il peggio diventa ancora peggio</em>.<br />
- <em>Guardati dai preti. E da quelli che non bevono acquavite. La categoria peggiore sono i preti che non bevono acquavite.</em></p>
<p>Per questi motivi politica e religione sono due discipline sconosciute e poco considerate dal nostro Allan che vivrà una vita governata da poche semplici regole ma che non lesinerà avventure incredibili. Un pò quelle che ogni vecchietto è abituato a raccontare ai propri nipoti o a chiunque voglia starlo a sentire. Con la differenza che ad Allan quelle cose sono accadute davvero.</p>
<p><em>Allan Karlsson non aveva grandi esigenze: gli bastavano un letto, cibo a sufficienza, qualcosa da fare, e a intervalli regolari un goccetto di acquavite.In tal caso era in grado di sopportare quasi ogni cosa</em>. E di cose il nostro amico ne sopporterà. Vicende che affondano le proprie radici nella storia dell&#8217;Europa e del mondo, come la guerra fredda o la guerra di Corea, in cui egli si ritroverà coinvolto suo malgrago sfiorando spesso la morte e venendo a contatto con alcuni dei personaggi più importanti della storia.</p>
<p>Il romanzo di Jonasson è divertente in maniera arguta, la sua non è una comicità immediata e diretta ma contorta e intelligente, suscita il sorriso ma mai la risata sguaiata; a molti la storia potrà sembrare surreale, anche troppo, e la comicità fin troppo abbozzata ma <strong>Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve</strong> è una storia semplice (quand&#8217;anche le vicissitudini di Allan sono straordinarie) scritta in maniera semplice che mette il lettore nella condizione di abbandonarsi alla lettura o abbandonare la lettura.<br />
Non è sicuramente un capolavoro ma nessuno ha mai detto che di soli capolavori letterari si debba vivere e sorridere.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/711/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/711/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=711&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultima pagina: la banda dei brocchi di Jonathan Coe</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 13:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Banda dei Brocchi di Jonathan Coe non è solo un romanzo. E&#8217; un trattato sociologico sulla società degli anni 70 con tutte le incertezze e le promesse infrante che la caratterizzano ed allo stesso tempo un&#8217;atto d&#8217;accusa nei confronti &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/11/08/lultima-pagina-la-banda-dei-brocchi-di-jonathan-coe/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=703&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/11/la-banda-dei-brocchi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-704" title="la banda dei brocchi" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/11/la-banda-dei-brocchi.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>La <strong>Banda dei Brocchi</strong> di <strong>Jonathan Coe</strong> non è solo un romanzo.<br />
E&#8217; un trattato sociologico sulla società degli anni 70 con tutte le incertezze e le promesse infrante che la caratterizzano ed allo stesso tempo un&#8217;atto d&#8217;accusa nei confronti di un sistema che, tanto in quegli anni quanto oggi, non presenta alcuna differenza rispetto ai dettami del passato.</p>
<p>E&#8217; la storia di un gruppo di amici che vivono nella Birmigham del 1973 e sentono scorrere sulla loro pelle il tentativo solo abbozzato di un mutamento sociale ed intellettuale che in Inghilterra, come nel resto del mondo, sembra quasi essersi interrotto non appena se ne ha coscienza.<br />
Erano anni difficili, <em>tempi disperati per quegli eroi specialisti in brani strumentali di almeno 15 minuti che fino a poco tempo prima si meritavano articoli sui giornali musicali a adesso invece a malapena riuscivano a trovare un contratto</em>; ma soprattutto sono momenti delicatissimi per tutta la popolazione giovanile dell&#8217;epoca che visse con trepidazione le belle idee maturate durante il periodo delle rivoluzioni  che purtroppo si concluse a Woodstock nel 1969 in una festa collettiva: così ideali e presupposti per un mondo migliore rimasero sempre realizzazioni potenziali, li li per diventare realtà ma bloccate sempre, puntualmente, da qualcosa.</p>
<p>Jonathan Coe usa spesso il mondo della musica come contenitore infinito di metafore per descrivere quel che accade ala società, aiutato dal fatto che proprio quello musicale è il settore culturale più in movimento durante gli anni 70.<br />
Emblematico, in questo senso, quello che dice uno dei protagonisti della storia:<br />
<em>&#8220;Quel ridicolo tentativo di comprimere la storia di infiniti millenni in una mezz&#8217;ora di orribili riff e cambiamenti di accordo&#8230;come tutte le cose per cui mio padre aveva lavorato per tanti anni. Un servizio sanitario pubblico, gratuito per chiunque ne avesse bisogno, una diversa distribuzione della ricchezza attraverso una politica fiscale equa, pari opportunità, nobili aspirazioni. Ma non doveva succedere. Se mai c&#8217;era stato un momento in cui sarebbe potuto succedere, quel momento se ne stava andando. Il momento, anzi, era già passato&#8221;.</em></p>
<p>Per di più l&#8217;impoverimento delle aspirazioni giovanili, aumentato da un sistema educativo obsoleto e insufficiente, porta velocemente alla mentalità punk nella quale <em>il senso di eccitazione e di trionfo non erano rivolti verso qualcosa che si stava creando ma perchè qualcosa veniva distrutto</em>. Tra l&#8217;altro senza essere mai del tutto esistito veramente.</p>
<p>Nel crollo ideologico che invade la società i nostri protagonisti dovranno costruirsi un futuro adeguato oscillando a fasi alterne tra scrittura e musica in un&#8217;Inghilterra sempre più impoverita culturalmente in cui la precisione stilistica lascia il posto all&#8217;approssimazione in un fiorire di influenze colte ma inarrivabili per le menti comuni e non elitarie.<br />
Band progressive come gli olandesi Focus o i britannici Hatfield and the North (dal cui famosissimo album The Rotters&#8217;s Club questo libro prende il nome) cedono il passo alla sguaiatezza dei Sex Pistols ed alla poliedricità dei Clash.</p>
<p>In questo contesto sociale in falso mutamento il singolo individuo si trova spaesato e fa da spettatore anche allo sconvolgimento della propria esistenza personale; in questo senso è ancora Coe, attraverso le parole di uno dei personaggi, a spiegarci questo disagio:<br />
<em>&#8220;A volte mi sento come se fossi destinato a essere sempre dietro le quinte quando arriva una scena madre. Altre volte mi sento come se non avessi altro ruolo che quello dello spettatore di storie di altra gente, e per di più fossi condannato a lasciare il mio posto sempre al momento cruciale, e andare in cucina a farmi una tazza di tè proprio quando arriva la resa dei conti&#8221;.</em></p>
<p>La Banda dei Brocchi è un libro poco omogeneo, e quindi difficile da leggere, e che comporta una cultura musicale abbastanza vasta; è però anche un libro che si lascia leggere e che non disdegna di assestarvi colpi allo stomaco quando meno ve lo aspettate.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/703/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/703/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=703&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Paranormal Ambiguity..</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[..ovvero come girare un film inquietante, un tantino convincente e rovinarlo con un finale idiota. Paranormal Activity è un film del 2009 girato dal semisconosciuto regista Oren Peli. Il taglio cinematografico è quello del mockumentary (mock &#8211; sbeffeggiare + documentary) &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/11/01/paranormal-ambiguity/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=696&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>..ovvero come girare un film inquietante, un tantino convincente e rovinarlo con un finale idiota.</h2>
<p>Paranormal Activity è un film del 2009 girato dal semisconosciuto regista Oren Peli.</p>
<p>Il taglio cinematografico è quello del <em>mockumentary</em> (<em>mock</em> &#8211; sbeffeggiare + <em>documentary</em>) amatoriale girato da una giovane coppia americana alle prese con un&#8217;entità paranormale che infesta la loro casa.</p>
<p>Micah e Katie convivono da mesi con strani avvenimenti, come oggetti spostati o rumori notturni, quando decidono di fissare una telecamera nella loro camera da letto per avere una prova tangibile di questi strani fenomeni che, proprio dopo l&#8217;installazione dell&#8217;attrezzo, aumentano di intensità.<br />
Con l&#8217;aiuto di un medium scoprono che la misteriosa presenza è in realtà un demone dalle intenzioni poco pacifiche che insegue Katie da molti anni e che non deve essere assolutamente sfidato o provocato, cosa che il poco pragmatico Micah fa puntualmente, <em>ahiloro</em>!</p>
<p>Più che il pericoloso demone la presenza che urta i nervi durante il film è proprio quella del coraggioso Micah che si esibisce in un&#8217;intero catalogo di ciò che non si dovrebbe fare quando si è assediati da un demone: il giovane, incurante di avvertimenti e suggerimenti, sfida la presenza a comunicare attraverso una tavoletta ouija scatenando così le sue ire e facendo precipitare la situazione in un susseguirsi di eventi inquietanti e un poco terrificanti.</p>
<div id="attachment_697" class="wp-caption aligncenter" style="width: 570px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/11/paranormal_activity.jpg"><img class="size-full wp-image-697" title="Paranormal_Activity" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/11/paranormal_activity.jpg?w=640" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Una delle scene più inquietanti del film: Katie si alza e, in stato di trance, rimane immobile per ore</p></div>
<p>La situazione precipita ulteriormente quando il demone comincia ad impossessarsi del corpo di Katie facendole compiere azioni molto strane fino all&#8217;epilogo che, purtroppo, delude tutte le premesse.</p>
<p>Il rischio con gli horror dei nostri tempi è infatti quello di scadere nell&#8217;ovvio, nello splatter e, in ultima analisi, nella <em>porcata</em>.</p>
<p>Paranormal Activity, in questo senso, non si discosta molto dalla media: la storia scorre in un crescendo di tensione e, diciamolo pure, di paura fino a quando, a due minuti dalla fine, l&#8217;improvvisa accelerazione degli eventi, con annesso finale luttuoso, fa crollare tutto facendo anche rimpiangere di aver visto tutto il resto.<br />
Inoltre il finale lo si può prevedere mezz&#8217;ora prima ed anche con estrema facilità, la medesima con cui il film perde tutta la sua consistenza facendosi surclassare da film molto meno paranormali, come ad esempio Buried, in cui la presenza umana fa più paura ed è più sanguinaria di qualsiasi demone.</p>
<p>Non è sicuramente un film da vedere, anzi, mi allineo con quanto ha affermato Dario Argento nel ritenere Paranormal Activity una trovata pubblicitaria piena di promesse mai mantenute. Non vedo perchè si debba sentire il bisogno di vederne i sequel.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/696/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/696/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=696&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I fratelli Coen e il trittico cinematografico dell&#8217;assurdo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 18:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si fa a dirigere un film la cui trama proceda oscillando pericolosamente come un acrobata tra surrealismo e comicità? Facile: si chiamano i fratelli Coen. Ethan e Joel Coen rappresentano un patrimonio per l&#8217;industria cinematografica: nessuno come loro, infatti, &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/10/09/i-fratelli-coen-e-il-trittico-cinematografico-dellassurdo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=689&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/fratelli-coen.jpg"><img class="size-medium wp-image-690 aligncenter" title="fratelli-Coen" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/fratelli-coen.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Come si fa a dirigere un film la cui trama proceda oscillando pericolosamente come un acrobata tra surrealismo e comicità?<br />
Facile: si chiamano i <strong>fratelli Coen</strong>.</p>
<p><span id="more-689"></span></p>
<p><strong>Ethan</strong> e <strong>Joel Coen</strong> rappresentano un patrimonio per l&#8217;industria cinematografica: nessuno come loro, infatti, riesce a fondere comicità e dramma senza apparire blasfemi, realtà ed assurdo senza diventare banali, azione e filosofia senza cedere il passo alla pedanteria.<br />
Non mi soffermerò su alcuni (scontati) titoloni da grande pubblico come <em>Non è un paese per vecchi</em> (2008), <em>Il Grinta</em> (2010) e <em>Ladykillers</em> (2004) ma, andrò direttamente al sodo, a quello che definisco o trilogia, se volete, dell&#8217;assurdo.<br />
Manco a dirlo i tre film di cui mi accingo a parlare sono completamente slegati, non hanno punti in comune se non la genialità direttiva dei Coen e, ovviamente, la loro regia e rappresentano la summa maxima del lavoro <em>coeniano</em>.</p>
<p>Nel 1998 Ethan e Joel dirigono un film talmente d&#8217;impatto per la società americana da spingere alcuni appassionati (malati??) a fondare una religione il cui messia è il protagonista della pellicola.<br />
Non avete ancora indovinato?<br />
Si tratta de <strong>The Big Lebowski</strong> (in Italia <strong>Il Grande Lebowski</strong>) in cui i due registi giocano con la commedia del malinteso offrendo uno spaccato della provincia americana diversa dai soliti canoni dominati dal sogno americano.</p>
<div id="attachment_691" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/drugo.jpg"><img class="size-medium wp-image-691" title="drugo" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/drugo.jpg?w=300&#038;h=195" alt="" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Jeff Bridges alias Jeffrey Drufo Lebowski</p></div>
<p>Siamo nella periferia di Los Angeles negli anni 90, <em>Jeffrey &#8220;Drugo&#8221; Lebowski</em> (interpretato da un sontuoso <strong>Jeff Bridges</strong>) ama bighellonare tra casa sua e la sala bowling insieme agli amici <em>Walter Sobchak</em> (<strong>John Goodman</strong>) e Donny (<strong>Steve Buscemi</strong>) ma, all&#8217;improvviso la sua routine quotidiana verrà sconvolta dall&#8217;essere stato scambiato per il ricco magnate Jeffrey Lebowski (<strong>David Huddleston</strong>). Drugo verrà quindi trascinato in una storia di rapimento e riscatto, di confusione e ingannevoli qui pro quo che la sua ironia farà diventare tragicamente comici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_692" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/clooney-turturro.jpg"><img class="size-medium wp-image-692 " title="clooney turturro" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/clooney-turturro.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra a destra: Turturro, Blake Nelson e Clooney</p></div>
<p>L&#8217;anno successivo i Coen tornano nelle sale con <strong>Oh Brother, Where Art Tou?</strong>.<br />
Mississipi, fine degli anni 30: Tre detenuti tentano la fuga in mezzo alle campagne incolte.<br />
<em>Ulysses Everett McGill</em> (<strong>George Clooney</strong>), <em>Delmar O&#8217;Donnel</em> (<strong>Tim Blake Nelson</strong>) e <em>Pete Hogwallop</em> (<strong>John Turturro</strong>) si danno alla macchia per recuperare un tesoro che ammonta a un milione di dollari virgola due prima che la costruzione di una diga ne cancelli per sempre l&#8217;esatta ubicazione; l&#8217;unico problema è attraversare la provincia americana senza farsi riacciuffare dai poliziotti.</p>
<p>Non sarà facile però attraversare uno stato in fibrillazione per le elezioni politiche, una regione con ancora forti e radicati pregiudizi razziali dove però sta nascendo il blues nero.<br />
Tra surreali incontri e disavventure tragicomiche i tre amici ex galeotti verranno coinvolti loro malgrado nella campagna elettorale del governatore uscente e scambiati per famosissimi cantanti blues prima di vedere la fine delle loro peripezie che comporterà&#8230;. Andate a vedere il film!<br />
Anche in questa pellicola i Coen giocano con l&#8217;assurdo e il surreale ma personificando questi due temi con alcuni personaggi disseminati nel corso della storia; si tratta di una delle migliori interpretazioni di Clooney che sembra proprio a proprio agio nei panni del mellifluo e saccente Everett contrapposto però al più pratico e suscettibile Turturro che è sempre un piacere veder recitare.</p>
<p>E siccome non c&#8217;è due senza tre i Coen nel 2008 vanno al cinema con <strong>Burn After Reading </strong>(in Italia <strong>A Prova Di Spia</strong>).<br />
Il progetto qui è molto più ambizioso dei capitoli precedenti giacchè in gioco v&#8217;è la serietà dei servizi segreti americani, presi sontuosamente per i fondelli.<br />
<em>Osbourne Cox</em> (<strong>John Malkovich</strong>) è stato allontanato sgarbatamente dalla sua scrivania degli uffici della CIA così, per vendicarsi, cominci a scrivere una biografia non autorizzata del famoso sistema di servizi segreti svelandone anche i più scabrosi retroscena. I suoi scritti finiscono però in mano a due svitati personal trainer <em>Chad Fieldhemier</em> (<strong>Brad Pitt</strong>) e <em>Linda Litzke</em> (<strong>Frances McDormand</strong>)che li intendono usare per ricattare l&#8217;ex federale. Purtroppo per loro il tentativo viene intercettato dall&#8217;agenzia che cerca in ogni modo di contrastarli mettendo però in evidenza tutti i limiti dei propri metodi e sarà solo per la loro scelleratezza se Chad e Linda non vedranno andare in porto la propria missione.</p>
<div id="attachment_693" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/brad-pitt.jpg"><img class="size-medium wp-image-693 " title="brad pitt" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/10/brad-pitt.jpg?w=300&#038;h=161" alt="" width="300" height="161" /></a><p class="wp-caption-text">Brad Pitt sempre perfetto nella parte del pazzo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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<p>E così, in tre film Ethan e Joel Coen riescono a mettere alla berlina CIA, politica e provincia americana suscitando un sorriso laddove invece dovremmo porci delle domande, sottolineando con l&#8217;ironia alcuni passaggi a vuoto dei sistemi politico e sociale degli USA che dimostra di essersi poco evoluto dal 1930 fino ad oggi.</p>
<p>D&#8217;altronde, come disse un saggio, <em>l&#8217;inferno è ripetizione</em>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/689/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/689/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=689&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cento passi verso Fortapàsc</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 07:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia gli eroi, quelli veri, senza mantello, maschera e poteri soprannaturali si riconoscono non appena un regista illuminato o un cantante coraggioso decidono di raccontarne la vita e, fin troppo spesso, la tragica morte. Questo perchè nel nostro paese &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/09/06/cento-passi-verso-fortapasc/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=683&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia gli eroi, quelli veri, senza mantello, maschera e poteri soprannaturali si riconoscono non appena un regista illuminato o un cantante coraggioso decidono di raccontarne la vita e, fin troppo spesso, la tragica morte.</p>
<p>Questo perchè nel nostro paese i libri di storia tutto devono trattare tranne che i passi fondamentali della storia politica e sociale italiana, guai a raccontare delle stragi della mafia in Sicilia, della Camorra in Campania o ancora della N&#8217;drangheta in Calabria: per questo ci sono le trasmissioni televisive quasi sempre edulcorate, i giornalisti leccaculo e, talvolta, qualche bravo scrittore che finisce sempre per rimetterci la libertà (quando gli va bene) come <strong>Roberto Saviano</strong> o addirittura la vita come <strong>Giuseppe Fava</strong>.</p>
<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/09/giancarlo_siani_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-684" title="giancarlo_siani_" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/09/giancarlo_siani_.jpg?w=300&#038;h=215" alt="" width="300" height="215" /></a></p>
<p>Ieri sera su RaiUno è andato in onda <em><strong>Fortapàsc</strong></em> del regista Marco Risi: un film sulla vita del giornalista napoletano <strong>Giancarlo Siani</strong> assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985, a soli 26 anni, per la sola colpa di aver scoperto le collusioni tra politica e clan camorristici e di averle                                                                                                                     pubblicate.</p>
<p>La tragica storia di Siani ricorda molto quella del (nostro) siciliano <strong>Peppino Impastato</strong> assassinato dalla Mafia nel 1978, a trent&#8217;anni, per aver osato schierarsi contro la malavita organizzata e l&#8217;omertà del popolo della sua Cinisi.</p>
<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/09/peppino_impastato.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-685" title="peppino_impastato" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/09/peppino_impastato.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Entrambe le storie, e anche quelle di altre, tante persone che ci hanno rimesso la vita solo per ostinarsi a dire la verità, andrebbero raccontate in ogni scuola italiana in modo che la memoria di eroi come Peppino, Giancarlo, ma anche Giuseppe Fava, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tantissime altre vittime dello stragismo non venga obliata con il passare degli anni; bisognerebbe spiegare cosa spinge un ragazzo a sacrificare la sua vita per raccontare le turpitudini di un sistema politico e sociale tanto marcio da essere ormai, a distanza di oltre un trentennio, forse irrecuperabile.</p>
<p>Bisognerebbe anche <span style="text-decoration:underline;"><strong>volerla</strong></span> ricordare e raccontare la storia di questi eroi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/683/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/683/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=683&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Supereroi dei fumetti, megapippe al cinema</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 08:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando il mondo del cinema ha incontrato e scoperto il variopinto universo dei fumetti siamo letteralmente subissati da film con protagonisti gli eroi della carta stampata: spesso, però, colui che nel fumetto è un vero idolo diventa una mezzasega &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/07/23/supereroi-dei-fumetti-megapippe-al-cinema/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=676&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_677" class="wp-caption alignnone" style="width: 420px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/dylan-dog-film-410px.jpg"><img class="size-full wp-image-677" title="dylan-dog-film-410px" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/dylan-dog-film-410px.jpg?w=640" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Dylan Old Boy Dog</p></div>
<p>Da quando il mondo del cinema ha incontrato e scoperto il variopinto universo dei fumetti siamo letteralmente subissati da film con protagonisti gli eroi della carta stampata: spesso, però, colui che nel fumetto è un vero idolo diventa una mezzasega quando si trasferisce sulla pellicola.</p>
<p>Di film su supereroi ne hanno fatti una caterva, provo a ricordarne qualcuno (mi aiuterete e mi scuserete se non li ricordo tutti):<br />
Superman Returns, Spiderman, Spawn, Hellboy, X-men, Batman, Ghost Rider, Blade, Daredevil, Electra, Thor, The Spirit, Sin City e, ultimamente, Dylan Dog.</p>
<p>Purtroppo per i registi e i produttori quello che si può fare e far fare ai personaggi all&#8217;interno del fumetto non può essere reso completamente in un film dove, a dispetto di effetti speciali sensazionali, spesso le azioni paiono confusionarie e forzate.<br />
Così, se immaginiamo di tracciare una linea ipotetica tra il mondo del fumetto e quello del cinema, ci accorgiamo che solo alcuni personaggi nel passaggio di tale limite mantengono il proprio splendore da supereroi.</p>
<div id="attachment_678" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/spiderman_12.jpg"><img class="size-medium wp-image-678 " title="spiderman_12" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/spiderman_12.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">uno spiderman un pò dark</p></div>
<p style="text-align:left;">
In base a questo ragionamento è possibile, ad esempio, affermare che c&#8217;è tutta una sfilza di film assolutamente insignificanti come Hellboy o Electra, che non rispecchiano nemmeno lontanamente il loro alter ego cartaceo; ce ne sono altri che sono davvero fatti molto bene anche per l&#8217;intervento di registi di spicco come Nolan e Rodriguez.<br />
In mezzo c&#8217;è una popolazione di film passabili ma non emozionanti.</p>
<p style="text-align:left;">Prendiamo <em><strong>Il cavaliere oscuro</strong></em> di <strong>Christopher Nolan</strong>.<br />
Il regista qui è riuscito a restituire alla storia di Batman, dell&#8217;uomo pipistrello, quel tocco di dark e di horror che i film precedenti gli avevano sottratto; i personaggi hanno acquistato una nuova dimensione ben rappresentata dall&#8217;ottimo <strong>Heath Ledger</strong> nei panni del Joker.</p>
<p style="text-align:left;">In <em><strong>Sin City</strong></em> invece <strong>Frank Miller</strong> e <strong>Robert Rodriguez</strong> hanno deciso di mantenere lo stesso registro narrativo del fumetto realizzando così un film scevro di effetti speciali ma estremamente accattivante, anche in virtù del <em>bianco-nero</em>.<br />
Stesso discorso dicesi per <strong>The Spirit</strong>, sempre di Miller.</p>
<div id="attachment_679" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/ghost-rider-movie-image-7.jpg"><img class="size-medium wp-image-679" title="G" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/ghost-rider-movie-image-7.jpg?w=204&#038;h=300" alt="" width="204" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">ghost rider</p></div>
<p>Accantonati di precisione film di cui non si sentiva la mancanza come i vari Spiderman, Daredevil e tutta questa schiera mediocre, una discussione a parte deve invece essere fatta per il recente <strong><em>Dylan Dog</em></strong> di <strong>Kevin Munroe</strong>.<br />
Saranno stati in molti, me compreso, i fan di Old Boy Dylan a storcere il naso di fronte a questa pellicola dalla trama incerta che attinge argomenti da un qualunque Blade o Underworld.<br />
La storia è semplice: i mostri vivono in mezzo a noi e Dylan Dog ha il compito di regolare la vita comune di viventi e non morti. I lupi mannari custodiscono un potente manufatto in grado di risvegliare un antico demone ed i vampiri vogliono impossessarsene scatenando una guerra.<br />
Se la trama <strong>zoppica vistosamente</strong>, il parco personaggi non migliora la situazione vista la <strong>mancanza di Groucho e di Block</strong>, ma il grave errore è la <strong>troppa americanizzazione</strong> del film che appare lontano anni luce dalle tematiche tipicamente british del fumetto.<br />
Il finalone con combattimento sovrumano spezza le ultime riserve trattenute e permette di formulare e porci un&#8217;importante domanda:<br />
<em>perchè quello che è grandioso sulla carta deve per forza diventare una cagata in pellicola?</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/676/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/676/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=676&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Chi cacchio sono Robby Krieger e Ray Manzarek?</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 17:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A dispetto di quanto molti di voi avranno pensato leggendo il titolo del post non sono così ignorante da non conoscere davvero i due signori citati (che per la cronaca occupano i posti centrali nella foto). Nè sono ancora impazzito &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/07/22/chi-cacchio-sono-robby-krieger-e-ray-manzarek/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=672&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/the-doors.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-673" title="the-doors" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/the-doors.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>A dispetto di quanto molti di voi avranno pensato leggendo il titolo del post non sono così ignorante da non conoscere davvero i due signori citati (che per la cronaca occupano i posti centrali nella foto).<br />
Nè sono ancora impazzito fino a questo punto.<br />
Per dimostrare quanto ho detto in questa introduzione devi fare una premessa.</p>
<p>L&#8217;altro giorno leggevo su una rivista la lista dei concerti che si terranno in Italia questo mese e, dopo aver snocciolato diversi nomi, mi sono imbattuto in una curiosità.<br />
Il 9 luglio a Pistoia, in occasione del Pistoia Blues, si sono esibiti <strong>Ray Manzarek</strong> e <strong>Robby Krieger</strong>, e questo già basterebbe per sbavare, però chi ha redatto l&#8217;articolo (o chi ha pubblicato il manifesto dell&#8217;evento) ha pensato bene di aggiungere ancora tre paroline che, devo dirlo, mi hanno fatto saltare la mosca al naso. Anzi, mi hanno fatto davvero incazzare.<br />
Queste paroline sono ..<em><strong>of The Doors</strong></em>!</p>
<p>E che cacchio vorrebbe dire?</p>
<p>Nella stessa lista figurano i nomi, pesantissimi, di <strong>Brian Setzer</strong> a Vigevano, <strong>Ringo Starr, Slash, Ben Harper</strong> e <strong>Robert Plant</strong> a Roma, <strong>Lou Reed</strong> a Milano: per nessuno du questi però ho letto ..<em>of The Stray Cats</em>, ..<em>of the Beatles</em>, oppure <em>of the</em> <em>Guns&#8217;n'Roses</em> o <em>Led Zeppelin</em>.<br />
Questo vuol dire per questi signori bastano i nomi per far accorrere le masse mentre per il <em><strong>signor Manzarek</strong></em> e per il <em><strong>signor Krieger</strong></em> si deve spiattellare sempre in bella evidenza il nome dei Doors che, lo voglio ribadire in questa sede, nulla sarebbero stati senza quel genio di <strong>Jim Morrison</strong>.<br />
Il giornalista, l&#8217;organizzatore dell&#8217;evento o chiunque fosse responsabile dell&#8217;aggiunta vergognosa dovrebbe fare pubblica ammenda.</p>
<p>Ah, quasi dimenticavo.<br />
<strong>Krieger</strong> e <strong>Manzarek</strong> dovrebbero vergognarsi oltremodo di cavalcare ancora l&#8217;onda del successo dei Doors svendendone il nome come se fosse una qualsiasi merce da terminare causa cessazione attività. O forse non hanno ancora finito di riempirsi le tasche sfruttando i diritti del marchio?</p>
<p><strong>I Doors erano Jim Morrison. E Jim Morrison era i Doors.E in questo momento il Re Lucertola se la ride di gusto.</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mickroom.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mickroom.wordpress.com/672/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=672&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fabrizio De Andrè giù dall&#8217;altare</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 09:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[paolo madeddu]]></category>
		<category><![CDATA[rolling stone italia luglio 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Devo confessare di essere soddisfatto. Soddisfatto perchè per la prima volta da quando compro e leggo Rolling Stone, la quasi totalità della rivista è stata dedicata ad alcuni grandi nomi della musica italiana: De Andrè, De Gregori, Battisti e Mauro Pagani &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/07/15/fabrizio-de-andre-giu-dallaltare/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=665&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/rollingstone-07-2011.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-666" title="rollingstone-07-2011" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/rollingstone-07-2011.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>Devo confessare di essere soddisfatto.<br />
Soddisfatto perchè per la prima volta da quando compro e leggo <strong>Rolling Stone, </strong>la quasi totalità della rivista è stata dedicata ad alcuni grandi nomi della musica italiana: <strong>De Andrè</strong>, <strong>De Gregori</strong>, <strong>Battisti</strong> e <strong>Mauro Pagani</strong> (Premiata Forneria Marconi, nda).</p>
<p>Il numero di Luglio è uscito in edicola sbattendo in copertina il volto di <strong>Fabrizio De Andrè</strong> e al suo interno propone ben 6 articoli dedicati al cantautore ligure, tra i quali il più interessante è quello scritto dal giornalista <strong>Paolo Madeddu </strong>intitolato <em><strong>Sua Santità Fabrizio De Andrè</strong></em>.</p>
<p>Il pezzo vuole, riuscendoci, restituirci un De Andrè più umano, più terreno, lontano da quell&#8217;alone di santità intellettuale che tutti dal 1999 (anno della sua morte, nda) gli hanno conferito in abbondanza.<br />
Si parla dell&#8217;<em><strong>uomo Fabrizio</strong></em>, prima del cantautore socialmente impegnato e politicamente confuso De Andrè, e quindi si finisce per sottolinearne la fallibilità e i limiti di un carattere difficile esacerbato dall&#8217;atteggiamento dispregiativo con cui molti dei suoi colleghi commentavano la sua musica e le sue idee (Battisti, ad esempio), ma si parla anche di un eccellente artista capace di scrivere alcune fra le canzoni più belle dell&#8217;intero panorama musicale italiano.</p>
<p>Quello che salta fuori dalle pagine della rivista è un uomo difficile dal carattere impossibile, antipatico all&#8217;inverosimile e sempre pronto a buttare lì una cattiveria; un alcolizzato cronico; un marito spesso infedele, per sua stessa ammissione; un cantautore che stava dalla parte del popolo ma che non disdegnava compensi con molti zeri perchè si considerava egli stesso <em>un bene di consumo</em>.</p>
<p>Ed è forse una caratteristica dei grandi geni, particolarmente in campo musicale, quella di accompagnare ad un talento spropositato un carattere tanto difficile da sopportare da rendere l&#8217;artista in persona inviso ad amici, parenti e colleghi: basti pensare a <strong>John Lennon</strong> e ai film che ci hanno aiutato a conoscerne il caratteraccio.<br />
D&#8217; altra parte, però, è stato lo stesso De Andrè a spiegarci come vanno le cose quando cantava <em>dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori</em>.</p>
<p>A completare il percorso cognitivo sul <em>Faber nazionale</em> ci pensa poi l&#8217;amico <strong>Eugenio Finardi</strong> che, sempre nello stesso articolo, racconta che De Andrè detestava essere considerato come un santo o una reliquia sacra e questo lo rendeva spesso insopportabile per i colleghi. Quegli stessi colleghi che dal 1999 ad oggi fanno a gara a chi lo ricorda meglio, a chi lo interpreta meglio, a chi lo canta meglio.</p>
<p>Al di là dei commenti e delle valutazioni soggettive che non potrebbero e non dovrebbero invadere la sfera personale altrui (anche se si tratta di personaggi famosi) quel che ci rimane di questo maestro della musica italiana sono i suoi splendidi 13 album incisi dal 1967 al 1996 che raccontano la storia dell&#8217; <em><strong>uomo Faber</strong></em> e di una società, quella italiana, che egli aveva già visto incominciare a marcire dall&#8217;interno.</p>
<p>Non c&#8217;è mai stato bisogno che De Andrè fosse più di quel che è realmente stato: un cantautore geniale.</p>
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		<title>The Borgias: a metà strada tra storia e leggenda</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 17:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ordine del giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[François Arnaud]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine del 1400 la società europea era in subbuglio inseguito alle esplorazioni compiute da Cristoforo Colombo e  Amerigo Vespucci nel Nuovo Continente mentre nel Vecchio Continente i giochi di potere ed aspettative forgiavano le fortune delle più importanti dinastie della storia &#8230; <a href="http://mickroom.wordpress.com/2011/07/14/the-borgias-a-meta-strada-tra-storia-e-leggenda/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mickroom.wordpress.com&amp;blog=8243526&amp;post=662&amp;subd=mickroom&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/the_borgias.png"><img class="size-full wp-image-663 aligncenter" title="The_Borgias" src="http://mickroom.files.wordpress.com/2011/07/the_borgias.png?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>Alla fine del 1400 la società europea era in subbuglio inseguito alle esplorazioni compiute da <strong>Cristoforo Colombo</strong> e  <strong>Amerigo Vespucci</strong> nel Nuovo Continente mentre nel Vecchio Continente i giochi di potere ed aspettative forgiavano le fortune delle più importanti dinastie della storia medievale.</p>
<p>A quel tempo l&#8217;<strong>Italia</strong> non esisteva ancora o, per meglio dire, era ben lontana dall&#8217;essere politicamente e geograficamente com&#8217;è oggi: lo stivale era infatti diviso tra i Ducati del Nord, il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.<br />
A Nord il <strong>Ducato di Milano</strong> era nelle mani della famiglia <strong>Sforza</strong> così come i centri minori di <strong>Imola, Forlì e Pesaro</strong>; il <strong>Granducato di Toscana</strong> era invece amministrato dal giovane <strong>Lorenzo de&#8217; Medici</strong> con il sostegno di <strong>Nicolò Macchiavelli</strong> mentre il <strong>Regno di Napoli</strong>, il cui trono era storicamente reclamato da Spagna e Francia, era governato dal moribondo re <strong>Ferrante I</strong> e proclamava la sua indipendenza.</p>
<p>Il canale statunitense <strong>Showtime</strong> ha recentemente trasmesso una serie ambientata proprio in questo periodo storico intitolata <strong>The Borgias</strong>.</p>
<p><span id="more-662"></span><br />
Si tratta della storia della famiglia ispano-italiana dei <strong>Borgia</strong> e della loro scalata al potere attraverso un susseguirsi di sotterfugi, intrighi, assassinii e matrimoni di convenienza.</p>
<p>La serie, la cui prima serie conta 9 puntate, comincia quando <strong>Innocenzo VIII</strong> abbandona le sue spoglie mortali lasciando vacante il soglio pontificio: questo verrà preso di mira dai cardinali appartenenti alle famiglie più potenti delle politica europea tra cui gli <strong>Sforza</strong>, i <strong>Della Rovere</strong>, gli<strong> Orsini</strong> e, appunto, i <strong>Borgia</strong>.<br />
Ed è&#8217; proprio <strong>Rodrigo Borgia</strong> ad essere eletto come nuovo pontefice con il nome di Alessandro VI:  da questo momento in poi egli cercherà di accumulare potere piazzando strategicamente i propri figli maggiori, <strong>Juan</strong> e <strong>Cesare</strong>, nel complesso organigramma dello Stato Pontificio, mentre ai minori, <strong>Lucrezia</strong> e <strong>Goffredo</strong>, toccheranno i matrimoni combinati per stringere alleanze con le altre famiglie.<br />
L&#8217;unico ad opporsi all&#8217;operato di Rodrigo sarà il cardinale <strong>Giuliano Della Rovere</strong> che cercherà di far deporre l&#8217;avversario chiedendo aiuto alla Signoria di Firenze, al Regno di Napoli e, infine, al re di Francia <strong>Carlo VIII</strong>.</p>
<p>A dispetto delle numerose inesattezze storiche la serie è ben fatta e molto intrigante; la storia si dipana abbastanza velocemente da non impantanarsi in tediosi risvolti e i personaggi sono ben allineati, idealmente, alla persona che rappresentano.<br />
Rodrigo Borgia è magistralmente interpretato da <strong>Jeremy Irons</strong> le cui espressioni facciali e comportamentali ben si addicono a descrivere le turbe psicologiche che possono colpire un uomo rivestito di tanto potere e assediato da tanti nemici; il mio consiglio per chi volesse vedere la serie è quello di cercare le puntate in lingua originale, magari con i sottotitoli, per meglio apprezzare la bravura degli attori.</p>
<p>Il personaggio meglio assortito è però quello di Cesare Borgia (<strong>François Arnaud</strong>). Se, infatti, Rodrigo è la mente dei maghecci perpretati dai Borgia, Cesare ne è il braccio, e non si tratta di un braccio buono solo ad agire ma anche a pensare.<br />
Cesare agisce all&#8217;ombra del padre protetto dai suoi abiti ecclesiastici tessendo la sua rete di inganni e non disdegnando l&#8217;azione vera e propria, specie se ad aiutarlo c&#8217;è lo spietato assassino <strong>Micheletto Corella</strong>.</p>
<p>La storia dei Borgia è quella di una famiglia invisa alla aristocrazia italiana i cui componenti si industriano incessantemente per non essere annientati dai più forti Sforza e Medici e per accedere ad una condizione di superiorità che solo il potere riesce a dare, più del denaro e della fama.<br />
Attenzione però.<br />
La serie The Borgias non propone Rodrigo ed i sui congiunti come gli eroi del caso, nè presuppone che siano i loro avversari, Giuliano Della Rovere in primis, i buoni della situazione.<br />
Si tratta di una nuda e cruda cronaca di quello che una famiglia può fare per difendersi in una società spietata come quella mediaevale.</p>
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