Chi è Chris McCandless?

alex

Chris McCandless, alias Alex Supertramp è o meglio era, un’esploratore americano.

Ossessionato dalle teorie di Jack London sul lato selvaggio della vita e dagli scritti di Henry David Thoreau sull’essenza dell’esistenza umana, Chris, nel 1990, fresco di laurea, decise di lasciare tutti i risparmi in beneficenza e di partire alla volta dei territori incontaminati dell’Alaska allo scopo di scoprire il vero significato della vita. Quest’ultimo, secondo il ragazzo, si sarebbe potuto assaporare maggiormante vivendo a stretto contatto con la natura selvaggia e sopravvivendo con ciò che essa poteva fornigli.

I viaggi di McCandless lo portarono in lungo ed in largo per i territori più aspri e desolati del Nord America nei quali, fra mille pericoli e difficoltà, egli si trovò a proprio agio: raggiunse una parte del proprio intimo che nè le distrazioni e la vita frenetica della città e della società umana, nè tantomeno i rapporti burrascosi col padre erano riuscite a tirargli fuori.

Dopo 2 anni di vagabondare Chris finalmente arrivò in Alaska nella primavera del 1992 e stabilì il proprio campo base all’interno di un vecchio autobus abbandonato; in una zona estremamente selvaggia e pericolosa egli trascorse 112 giorni cibandosi di quando riusciva a cacciare, trascorrendo il tempo a leggere i propri libri preferiti ed a riflettere sulle implicazioni più realistiche di quanto affermavano London e Thoreau.

Tutto questo, prima che due cacciatori della zona rinvenissero la sua salma all’interno del vecchio bus. Chris morì, all’inizio di agosto, per inedia, o almeno questo dichiararono le autorità.

Jon Krakauer, alpinista, giornalista e scrittore americano, nel suo libro del 1996 “Nelle terre selvagge”  afferma che la morte del giovane sopravvenne a causa dei semi della patata selvatica, unica parte tossica della pianta, che contengono swainina, una sostanza della famiglia degli alcaloidi (caffeina, morfina, mescalina) che provoca un lento deperimento dei tessuti vitali fino alla morte. Sempre nel testo del giornalista americano si apprende che accanto al corpo senza vita di Chris, furono ritrovati il  diario in cui erano annotati minuziosamente tutti gli eventi degli ultimi 2 anni di vita del ragazzo, alcuni oggetti di uso quotidiano ed una serie di foto che documentavano l’intera avventura. Due documenti colpiscono, su tutti, una foto, l’ultima, scattata da Chris intorno al 18 agosto(data della presunta morte)in cui si vede il giovane, smagrito e sofferente, ma sorridente, che lascia il suo messaggio d’addio al mondo; e una pagina strappata da un libro in cui il ragazzo aveva scritto “la felicità è vera solo se condivisa”. Non è da escludere che l’avventura di Chris fosse lì per lì per finire e lui per tornare fra la gente.

Ma, perchè guardando il film diretto da Sean Penn(Into the wild) e leggendo il libro di Krakauer questa storia mi ha colpito?

Nel 1990, anno in cui cominciò l’avventura di McCandless, avevo 6 anni, di libri ancora ne leggevo pochi ma ricordo che il primo libro che mi regalarono per il Natale del ’91 fu Zanna Bianca di Jack London, seguito a breve da Robinson Crusoe di DeFoè. Storie di avventure all’interno della natura incontaminata: un sogno per un ragazzino di 7 anni che poco o nulla immagina dei pericoli e delle difficoltà che in realtà comportano quei posti. Mi capitava spesso mentre leggevo di fermarmi a pensare ed immaginare come sarebbe stato andarci in quei posti, come sarebbe stato sentire il freddo polare sulla pelle e rischiare la vita giorno dopo giorno. Evidentemente a Chris non bastava immaginarlo, voleva viverlo e l’ha fatto ed io lo ammiro per questo.

Non sarà stato il massimo della prudenza nè della saggezza ma rimane comunque un  grande uomo, capace di allontanarsi dalle comodità della vita moderna e sicura ma fin troppo falsa per andare a vivere nei territori meno ospitali del globo.

Di certo, è molto meglio gustarsi l’alba in mezzo alla natura selvaggia, dimenticandosi momentaneamente delle difficoltà che porterà il giorno, piuttosto che sentire i clacson, le urla dei commercianti ed il suono della sveglia, preludio ad un giorno sì colmo di comodità ma allo stesso modo povero di significati esistenziali.

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9 thoughts on “Chi è Chris McCandless?

  1. hugo ha detto:

    ha lascito un messaggio fantastico

  2. Marco ha detto:

    La storia di Christopher è davvero meravigliosa. Mi sono imbattutuo per caso nel film e da quel momento Chris mi torna spesso in mente. “Happiness only real when shared” (La felicità è reale solo se condivisa).. beh, che dire? Penso che il suo spirito d’avventura, di ricerca e di voglia di fare qualcosa di grande ci manca, personalmente mi manca. Grazie

  3. mickpaollino ha detto:

    Io credo che la chiave di lettura della storia sia capire quello che Chris ha voluto dimostrare a se stesso con questa incredibile impresa:rifiutare un futuro preconfezionato sopportando ogni giorno la fastidiosa usanza dell’uomo moderno di anteporre la sua soddisfazione materiale a quella spirituale-emotiva.
    Quanti di noi, giovani del terzo millennio ipertecnologicizzati e sedicenti intelligenti, affronterebbe una sfida aperta contro l’ipocrisia come ha fatto lui?

  4. Valerio ha detto:

    Beh l’avvenutra di Chris mi ha particolarmente colpito, del suo straordinario coraggio e della sua sconfinata voglia di vivere in luoghi in cui il pericolo aleggiava. Lo ammiro. Ha dato dimostrazione al mondo che la vita non è questa ma avere il dubbio se oggi mangi o no e se mangi hai lavorato un giorno intero, che la società è malata e corrotta. Ma alla fine ha capito che “Happiness only real when shared” e questo è un dono meraviglioso che fa parte della attuale società! Grazie Chris per averci donato questa tua avventura fantastica nelle terre selvagge!

  5. EMY ha detto:

    Scusate, per caso mi sono imbatutta sui vostri commenti, o siete molto giovani o molto incoscenti, no ma dico a parte l’orribile inutile fine che ha fatto, ma ci pensate a quei poveretti dei genitori?
    Non solo è stato egoista, ma anche incoscente e poco intelligente, io ho letto il libro visto il film, a cosa è servita la sua morte, cosa si è dimostrato……….poi consideriamo che noi sappiamo solo la sua morte teoricamente, non sapremo mai a cosa davvero ha pensato o sofferto gli ultimi istanti della sua vita.

    • mickpaollino ha detto:

      Commento molto pertinente EMY.
      In particolare trovo interessante quando dici che non sapremo mai cos’abbia pensato e cosa realmente abbia voluto dimostrare con ciò che ha fatto.
      Di sicuro le motivazioni che lo hanno spinto ad avventurarsi in questa terribile impresa appartengono solo al suo io più intimo e forse sono state un po strumentalizzate dal libro e dal film.
      Tutto sommato però non posso non lodare il coraggio, alla sua giovane età che io più non ho, di rinunciare agli agii di una vita che per lui, e per noi tutti oramai, è diventata troppo materialistica.
      Mi dispiace tanto per i suoi genitori ma, se quanto è stato scritto e detto è vero, anche loro hanno fatto le loro scelte senza tener conto del dolore che provacavano ai figli.

    • marco ha detto:

      ciao emy.
      intervento interessante il tuo, che però non codivido. ti spiego subito il motivo, ah premessa: sì, sono giovane. ho 19 anni e sono studente ma non credo che questo mi precluda la comprensione anche solo parziale di ciò che ha fatto Chris.
      confesso che mi spiace sentir dire che la sua morte è stata inutile..chi può dirlo? io non credo proprio, anzi penso che se è giunto a dare la vita ci deve essere qualcosa di molto profondo sotto. mi piace molto leggere vite e testimonianze, a volte basta un’attimo a comprendere certe cose, altre volte ci vogliono anni, altre volte ci vuole il sacrificio della vita. non ha cercato la morte. ha, secondo me, cercato di comprendere il senso di questa esistenza terrena, e per fare ciò ho ritenuto necessario allontanarsi per qualche tempo dalla società, dal consumismo, dal materialismo senza confini.

  6. Giacomo ha detto:

    sto per compiere una scelta simile.
    non così estrema però

    credo che se lui ha fatto ciò che ha fatto ha messo in conto anche quella possibilità
    non era prudente “i soldi rendono gli uomini prudenti”

    per me è stato un grande.
    parli di egoismo.. e dove lo mettiamo l’egoismo di chi lo vuole tenere nella società che lui ripudia e detesta?
    non è forse egoismo?

  7. Hitch-Hiker ha detto:

    Bhe si magari siamo dei ragazzi ma i suoi genitori gli avevano fatto del male, io ho i suoi stessi ideali e a volte leggendo queste cose mi emozione ancora.
    Credo davvero che quando “sarò grande” perchè dentro mi sento già grande prenderò la sua stessa strada!! Lui non era figlio dei suoi genitori ma della strada!! AUTOSTOPPISTA!!

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