Il mio recupero di Arancia Meccanica

Ho finalmente recuperato un pezzo del puzzle della mia cultura cinematografica, in mezzo ai grandi classici del grande schermo mi mancava, per l’appunto, Arancia Meccanica del maestro Stanley Kubrick.
Si tratta principalmente di una storia colma di noia, violenza e condizionamenti mentali.
La noia, nei confronti dell’ovvietà dei rapporti interpersonali con genitori ed altri individui, di un sistema sociale in cui l’apparenza conta più dell’effettiva sostanza e, in ultimo, della propria incerta esistenza confusa da ideologie sia personali che globali portano Alexander DeLarge ed i suoi drughi Georgie, Dim e Pete a votarsi all’unica iniziativa che li interessi davvero: l’ultraviolenza.
L’ultraviolenza altro non è che il sunto linguistico, concentrato tutto in un unica parola, di nottate passate a picchiare bande rivali ed innocenti barboni, ad introdursi in anonime case per rubare tutto ciò che di interessante contengono, a stuprare donne la cui sola colpa è aver attivato i loro istinti animaleschi.
Non c’è nemmeno l’ombra di buoni sentimenti in questa storia, amicizia, amore, fratellanza sono obiettivi lontani che la società si prefigge di raggiungere attraverso frasi e comportamenti preconfezionati da anni ed anni di oppressione intellettuale e religiosa.
La violenza è il male da sconfiggere, il morbo da estirpare dalle masse dei giovani che affollano carceri ed istituti di rieducazione; il metodo, per liberarsi dell’istinto violento, si chiama Programma Ludovico, con il quale la classe dirigente si vanta di restituire alla società teneri agnellini in luogo di famelici lupi.
Alex viene sottoposto a questa cura/tortura come cavia ma i risultati, a ben vedere, non corrispondono alle aspettative: il ragazzo prova repulsione da atti o pensieri violenti suoi o altrui ma ha perso totalmente il suo libero arbitrio e non può più discernere il bene dal male.
In questa condizione psicologica il giovane, una volta rimesso in libertà, diventa preda delle vendette dei vecchi nemici cui tanto male aveva arrecato in passato.
In una serie di contrappassi danteschi conditi in puro spirito orwelliano la storia ha termine con la guarigione di Alex che, feritosi quasi a morte, riscopre compiacendosi la sua parte malvagia e la cela..in attesa del momento opportuno.
La cura dell’istinto violento diventa, secondo la visione che ci offre Kubrick, occasione per creare una società di individui profondamente buoni e sottomessi a Stato e Polizia.

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2 thoughts on “Il mio recupero di Arancia Meccanica

  1. Sekhemty ha detto:

    Bello il tuo commento!

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