Il grande sogno di Michele Placido diventa la mia grande delusione

Doveva essere un capolavoro, un successo annunciato, un film da cui carpire il significato che i tumulti sociali del 1968 ebbero sulla società italiana e sul modo di pensare dei giovani, invece, data la trama zoppicante, le scene occultate senza motivo e la mancanza di una verità, un significato al quale fare tendere tutta la storia, si è trasformato in una colossale delusione.


Nel 1968 i venti di rivoluzione sociale provenienti dagli USA infiammano i giovani italiani che apprendono, per la prima volta, parole come cambiamento e rivoluzione culturale riscrivendo le definizioni di libertà ed espressione.

In questa situazione (reale) si inquadra la storia diretta da Placido (surreale) che coinvolge Laura (Jasmine Trinca), una studentessa universitaria stanca di come la sua vita sta procedendo su binari già scelti dalla propria famiglia, Libero (Luca Argentero), un pensatore e sobillatore delle masse studentesche e Nicola (Riccardo Scamarcio) un poliziotto infiltrato con il sogno di fare l’attore.
In un crescendo di risse colossali tra dimostranti di sinistra e violentissimi poliziotti si dipana la trama del film che, però, perde per strada dei passaggi fondamentali, tanto che non si capisce se il grande sogno sia quello di Nicola di calcare le scene, o quello di Libero di cambiare la società, o ancora quello di Laura di farsi i due belloni della storia.

Oltre a trattare la rivolta giovanile in maniera decisamente superficiale, facendo risaltare solamente l’uso inappropriato da parte di Libero&Co. di parole come libertà e liberazione, Michele Placido si macchia di due terribili errori che un regista non dovrebbe mai fare dirigendo un film sul ’68:

1) L’uso della parola privacy: non è possibile che nel 1968, l’anno in cui si cominciarono a diffondere gli ideali di amore libero, di fratellanza e pariteticità dei ruoli nella società si parlasse di appartarsi!

2) La scelta della musica: di solito, per terribile che sia, un film sugli anni della rivoluzione giovanile si salva per la colonna sonora zappa di artisti del momento (Bob Dylan, Jimi Hendrix, Janis Joplin, i Doors); qui invece la scelta è caduta su diversi brani tradotti e reinterpretati da Caterina Caselli (all’epoca) per non offendere le delicate orecchie del pubblico italiano abituato ai propri cantautori melodici..

Complimenti, bella ridicolizzazione del 68 italiano!

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