L’ultima pagina: Jim Morrison. Vita, morte, leggenda di Stephen Davis

Leggere una biografia non è cosa facile anzi, fin troppo spesso, diventa un’esercizio mentale fine a se stesso che implica una concentrazione non indifferente per tenere in memoria fatti e traumi che riguardano la vita di un’altra persona: in fondo una biografia la si legge (e la si scrive) perchè si è affascinati dal protagonista e si vuole saperne di più.

Pura, semplice, antica curiosità.

Stephen Davis compie un lavoro immane per riunire materiale utile per documentare vita, morte e, soprattutto leggenda di una delle prime rockstar socialmente impegnate della storia della musica: Jim Morrison.

Poichè la mia rubrica si intitola “L’ultima pagina” vorrei proprio partire dalle sensazioni che ho provato una volta arrivato all’ultima pagina, appunto, del libro di Davies.
Una volta finito di leggerlo ho capito quanto in realtà fosse azzeccato il titolo poichè tutti gli avvenimenti della vita del Morrison studente, aspirante regista, rockstar ed infine poeta sono in realtà da trattare come una leggenda, perfino la sua tribolata, misteriosa morte.

Occorre però stabilire, sin dal principio, che il termine leggenda non si deve interpretare come abitualmente lo si usa per a documentare qualcosa di fantastico, colmo di insegnamenti morali e quindi in qualche modo educativo.
No, nel caso di Jim Morrison, non v’è nulla di educativo, anzi, tutta la storia è fortemente diseducativa e moralmente bassa. Ovviamente se confrontata con i canoni imposti dalla nostra società: sorridi, sii educato, studia,mantieni la famiglia, conduci una vita dignitosa. (Devo aggiungere altro? Io penso di no, fa già abbastanza tristezza così.)

Uno dei padri fondatori della cultura postbeat, Timothy Leary(che contribuì a formare la cultura di Morrison), nel 1960 invitava i giovani ad accendersi, sintonizzarsi ed uscire.

Leary invitava ad attivare il proprio equipaggiamento neurale e genetico, interagire armoniosamente con il mondo circostante e distaccarsi dagli obblighi imposti dall’esterno.

Dai palchi dei numerosi locali in cui si esibisce con i Doors (Ray Manzarek, Robbie Krieger e John Densmore), dal 1965 al 1970 Jim Morrison invita la gente a sognare, a rompere i legami con la vecchia società oppressiva e a vivere veramente la propria vita assaporando tanto i buoni quanto i cattivi momenti: la beat generation è ancora lì, canta, balla e urla a due passi da Jim e dalle sue recite psichedeliche.

I testi di Morrison sono difficili da capire per una generazione cresciuta a pane e surf rock ma, non appena lo spettro terrificante della guerra, dell’odio e delle lotte di classe pervade i giovani di tutto il mondo (siamo appena all’inizio del 1968 e già si respirano i fumi della fine del mondo) il risultato che Jim voleva si palesa di fronte a tutti: i giovani pensano e hanno delle opinioni, non comprendono perchè debbano morire per andare a massacrare dei poveri vietnamiti dall’altra parte del globo.

Il Morrison-pensiero può essere riassunto in due fasi:

1)Kill your father. Fuck your Mother. This is the End.

Uccidere il padre significa abbattere tutte le convinzioni e le idee che non sono tue, assassinarle perchè non fanno parte di te, spingerle lontano.
Scopare la madre vuol dire tornare alla realtà, alla propria realtà, a comunicare con se stessi ed ascoltarsi.
Questa è la fine di un vecchio sistema di pensare ed interpretare le proprie esperienze di vita. La fine. La nostra unica amica.

Da ascoltare: The Crystal Ship, People are strange, Soul Kitchen, When the music’s over e The End.

2) Lei it roll, baby, roll. All night Long.

Acquisite le precedenti consapevolezze bisogna lasciarle libere di svilupparsi in noi fino a riuscire a comprende noi stessi e quello che ci circonda.

Da ascoltare: Riders of the storm, The Ghost Song e Roadhouse blues.
Jim e la storica fidanzata Pamela Courson

“Credo che appariremo grandiosi alla gente che verrà- diceva Jim durante un’intervista del 1969- perchè ci sono così tanti cambiamenti in corso e noi li stiamo gestendo con grande intuito”.

Infatti, chi era veramente Jim Morrison e quanto contribuì alla crescita ed alla diffusione degli stili musicali post rock lo si è capito solo a molti anni di distanza dalla sua morte ( avvenuta a Parigi nel 1971) quando in tutto il mondo cominciarono a saltar fuori cantanti e gruppi di ispirazione chiaramente folkbeat, dalle forti tematiche sociali e dalla decisa disillusione sull’universo musicale che non è solo vendere, guadagnare e diventare famosi ma anche, e soprattutto, diffondere cultura, illuminare le menti e suscitare riflessioni.

Lo stesso Morrison nel 1970, in una delle sue ultime interviste, diceva “Ciascuna generazione supera la precedente in quanto a intelligenza e consapevolezza- e aggiungeva- Io non so nulla del futuro, il futuro dovrà badare a se stesso. Possiamo, nel nostro piccolo, tentare di condizionarlo, ma succederà e basta, immagino.

E, fedelmente a quanto detto, Jim non si preoccupò mai delle conseguenze del suo comportamento: alcool e droghe, crisi isteriche e atteggiamenti aggressivi gli procurarono tantissime critiche e censure da parte di produttori, colleghi artisti e chiunque non riuscisse a concepire il significato profondo dell’atteggiamento nichilista del problematico frontman dei Doors.

When the music’s over turn off the lights.

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3 thoughts on “L’ultima pagina: Jim Morrison. Vita, morte, leggenda di Stephen Davis

  1. Federico ha detto:

    ti sei scordato Break On Through il loro primo pezzo…
    http://thinkingrock.wordpress.com/2010/03/25/to-the-other-side/
    questo il post dedicato al brano…
    ps bel post

  2. mickpaollino ha detto:

    Che dire? Break on Through è sicuramente un meraviglioso pezzo ma non l’ho inserito volutamente poichè considero i singoli che ho messo propedeutici allo studio del fenomeno Doors.
    Una volta “aperte le porte” si comprende meglio il significato del suddetto pezzo.
    Grazie per il link..

    • JIM ha detto:

      non solo BREACK ON THROUGH E UN PEZZO SPETTACOLO, TUTTI I DOORS SONO SPETTACOLO……………………………………!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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