Il calcio italiano ed i suoi “calci”

Mercoledì scorso, allo stadio Olimpico di Roma, si è giocata la finale di Coppa Italia Tim tra i campioni uscenti della Roma e gli sfidanti di sempre dell’Inter: i nerazzurri volevano vincere non solo per conquistare il primo trofeo stagionale ma anche, e soprattutto, per cancellare la famosa maledizione del 5 maggio mentre i romanisti volevano conquistare forse l’unico trofeo di questa stagione che fosse alla loro portata (segue scaramantica toccatina alle parti basse degli amici interisti!).

Viste le premesse ci si aspettava sicuramente una gran bella partita, ricca di colpi di scena e di buon calcio, invece abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno e vergognoso: di colpi si sono visti solo quelli che i giocatori della Roma affibiavano a quelli dell’Inter, di calcio non se ne è visto tanto se escludiamo quello di Totti.

La partita è stata vinta per 1 a 0 dall’Inter con gol di Milito allo scadere di un primo tempo che come emozioni aveva registrato il tentato e reiterato pestaggio di Mexes nei confronti di Materazzi, diversi interventi assassini di Burdisso (tra cui quello che ha messo fuorigioco Snejder dopo appena 2 minuti di gioco) ed un generale atteggiamento aggressivo dei giallorossi pronti a colpire fisicamente l’avversario per poi protestare con il direttore di gara.
Nel secondo tempo questo triste spettacolo è  continuato con la connivenza di un arbitro impreparato ed è culminato nel folle gesto di Totti: gran calcio da dietro sulle gambe di Balotelli.

Rosso diretto. Roma in 10 per gli ultimi 3 minuti. Inter vincitrice. Con pieno merito.

La squadra milanese ha pagato (fisicamente) il fatto di essere più forte di una Roma (calcisticamente) che, nonostante le perniciose illazioni su un presunto biscotto nero-bianco-azzurro nell’ultima giornata di campionato ed una finale giocata,o meglio combattuta, con il kalashnikov sotto il braccio ha riscoperto tutti i propri limiti, mentali soprattutto.

La finale di Coppa Italia, così come si è vista, non ha rappresentato solamente l’epilogo del torneo ma, anche e soprattutto, la fine del calcio italiano, della sportività e del buonsenso in generale: l’allenatore Josè Mourinho afferma di non apprezzare il mondo del pallone del nostro paese con tutte le sue polemiche e le discuccusioni che scandiscono il passare dei giorni tra una giornata di campionato e la seguente.
Troppi giornalisti, troppe trasmissioni e troppi sproloqui.
Il pallone italiano (inteso come sistema) non dà da mangiare solo a calciatori e società ma anche a emittenti radio-televisive, giornalisti, arringatori, opinionisti e sobillatori: tutti pronti a criticare e commentare un gesto, un’azione di gioco, una parola e fin troppo spesso un intenzione; pronti a straparlare di dubbi, sospetti e cupole fin dall’estate del 2006.

E’ come se Moggi&Co. abbiano rovinato il giocattolo calcio italiano infarcendolo subdolamente di veleni e schifezze con la convinzione che questi ultimi prima o poi sarebbero stati accettati universalmente come fattori chiave per la determinazione del risultato di una partita.

In questo quandro d’insieme un fallo non fischiato o un rigore non dato (oppure dato, non fa alcuna differenza) finiscono per accendere le coscienze, o meglio le incoscienze, di milioni di tifosi o presunti tali aizzandoli contro l’avversario di turno come se questi fosse un nemico da annientare.

Se questa è l’istantanea del calcio italiano a maggio del 2010, con il suo gesto Totti non ha solo abbattuto Balotelli ma ha anche dato un calcio al sogno di quanti speravano ancora che il buonsenso e l’educazione fossero di gran lunga più importanti di qualsiasi coppa.

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One thought on “Il calcio italiano ed i suoi “calci”

  1. chiara ha detto:

    Il buonsenso e l’educazione sono scomparsi da tutta Italia: non ce n’è in Parlamento, non le trovi in tv, inutile cercarle per le strade. Di conseguenza, anche dentro a uno stadio si fa fatica a essere sensati e educati. Il calcio di Totti, stando a quanto dichiarato dal calciatore stesso, era premeditato. Da un anno voleva vendicare una linguaccia di Balotelli, lo fa con un calcio in una finale di Coppa Italia che la Roma stava cercando di recuperare. Fa come quell’altro genio del male, Zidane, che per lavare un’offesa diede una testata a Materazzi e fece perdere i Mondiali alla Francia. Io, da tifosa dell’Italia e dell’Inter, non posso che ringraziarli entrambi per averci consegnato la coppa. Poi, però, mi viene da piangere al pensiero che questi due soggetti siano considerati capitani. Un capitano si segue ed emula. Questi dovrebbero essere messi al bando.

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