Robin Hood e la furbata di Ridley Scott

Il personaggio, a metà tra storia e leggenda, di Robin Hood è una tra le più importanti figure immaginifico – letterarie dell’Inghilterra medievale, paragonabile alla grandezza di tanti altri eroi leggendari della tradizione d’oltremanica come, solo per citarne uno, il mitico Re Artù.

Tali leggende raccontano il periodo più complesso ed interessante non solo della storia inglese ma di tutta l’Europa: quel medioevo buio e terribile, intriso di sangue in cui fiorivano segrete alleanze e misteriose congiure ed in cui si distinguevano, per le loro gesta, autentici eroi (realmente vissuti al di là della connotazione letteraria e cinematografica) come lo scozzese William Wallace o il crociato Baliano.

Maneggiare queste leggende, che possiamo definire storiche, è sempre una spada a doppio taglio per i registi che spesso sono combattuti tra la vera cronaca dei fatti (o il copione della leggenda) e la propria fervida fantasia.
Per esempio, il successo di Ridley Scott è legato ad alcun film storico-leggendari definiti colossal che gli hanno procurato diversi prestigiosi premi ma, se la storia di Baliano di Ibelin, difensore di Gerusalemme (vedi Le Crociate) seguiva quasi fedelmente le cronache dei fatti reali, ciò non può essere detto per Il Gladiatore che invece era liberamente (fin troppo) ispirato alla turbolenta vita dell’Imperatore romano Lucio Elio Aurelio Commodo, legata all’apparizione episodica di un gladiatore nel senato ma che, della storia originale, aveva riportato sullo schermo ben poco.
Va da sè, quindi, che alla notizia di un Robin Hood targato Scott in molti (me compreso) abbiano storto il naso temendo una snaturalizzazione della leggenda del principe dei ladri, invece, il furbo Ridley ha deciso di girare un film basato sul personaggio storico (che ha ispirato la leggenda) di Robin Longstride (non si sa se realmente esistito) prima che diventasse il famigerato Robin Hood. Una specie di prequel, insomma, di quanto aveva raccontato Kevin Reynolds in Robin Hood: principe dei ladri o Mel Brooks in Robin Hood: un uomo in calzamaglia.

(All’attenzione del lettore: da qui in poi sono anticipate alcune scene del film. Saltare all’ultimo paragrafo.)

Il Robin Hood di Ridley Scott racconta la storia dell’Inghilterra di fine 1200 orfana del re Riccardo I Cuor di Leone, la cui corona, riportata in patria da alcuni cavalieri capitanati da un falso Robert Loxley, viene assegnata per diritto a Giovanni (storicamente soprannominato Senzaterra): il regno è però nel caos, diviso tra le pretese dei nobili del nord, l’assolutismo esasperato di Re Giovanni e le spie di Filippo II di Francia.

Ad unificare il regno d’Inghilterra ci penserà il finto Loxley che in realtà è Robin Longstride, figlio di uno dei più famosi ribelli inglesi che ha lottato per la libertà del popolo: sotto la sua guida l’Inghilterra respingerà l’invasione francese e si unificherà sotto Re Giovanni che però verrà meno alle sue promesse e non concederà i diritti che tutti i suoi sudditi chiedevano.
Così comincia la leggenda di Robin Hood che, insieme ai suoi fidati Little John, Marion e Frà Tuc, si ritirerà nella foresta di Sherwood per combattere le angherie della corona inglese.

Nelle cronache storiche invece, e questo col film non c’entra niente, i nobili inglesi costringeranno Giovanni a concedere la Magna Charta Libertatum che farà dell’Inghilterra la prima nazione della storia ad avere una costituzione.

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