Ozzy Osbourne e l’eccezione che non conferma la regola

Una regola per poter essere chiamata tale deve essere rispettata e riconosciuta da tutti ma spesso, per testarne l’efficienza, si ricorre alla fantomatica eccezione che la conferma definitivamente, oltre ogni dubbio.

Il cantante britannico Ozzy Osbourne, già frontman storico dei Black Sabbath, primo embrione di band heavy metal (prima che proprio tra le braccia voluttuose della Regina nascesse il fenomeno Iron Maiden) con il suo ultimo album, il 15° della sua carriera da solista, Scream, avrebbe voluto confermare la regola attuale che vede artisti più o meno datati reinventarsi per rimanere nella scena musicale mondiale come Mick Jagger e gli Stones, gli Scorpions (ne ho parlato qui) e Christofer Lee (ne ho parlato qui).

L’eccezione invece è stata fatale al buon Osbourne che, dopo aver licenziato il chitarrista Zakk Wylde, in Scream mostra tutta la sua difficoltà di offrire qualcosa di nuovo ed interessante agli orecchi dei nuovi metallari che si stanno volgendo sempre più pericolosamente (per la sopravvivenza del genere e della loro cultura musicale) a fenomeni artificiali come i Tokio Hotel ad esempio: Scream è un album disperato in cui le nuove sonorità inserite dal vecchio Ozzy suonano in maniera decisamente stonata quando vengono accostate alla sua graffiante voce molto heavy ma sempre meno metal; alcune tracce ricordano i Black Label Society di Wylde altre come I Want it more e Fearless mitigano invece l’insofferenza per un album in cui Il Principe delle Tenebre sembra intonare il suo ultimo canto.

L’attaccamento disperato al metal di Ozzy fa quasi tenerezza se si ritorna con la mente a quel capolavoro che erano gli album d’esordio Black Sabbath e Paranoid o alle follie compiute durante i concerti come  sul palco di Des Moines (Iowa, USA) quando Il Padrino dell’Heavy Metal staccò a morsi la testa ad un pipistrello vivo (ovviamente si tratta di una leggenda metropolitana che però è servita ai Black Sabbath per mandare in visibilio i milioni di fan sparsi in tutto il mondo così come erano servite le chitarre date alle fiamme da Hendrix o quelle sfasciate contro gli amplificatori dai The Who).

Poi, però, ricordi la bassezza di quello sputtanamento mediatico e professionale che è stato The Osbournes e allora pensi: vaffanculo, Ozzy. Avresti fatto meglio a ritirarti molto tempo fa.

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