Internet per resistere, internet per informare: Yoani Sanchez e Julian Assange

Nel 1970, pochi mesi prima di essere trovato esanime nella sua abitazione parigina, Jim Morrison disse ad un giornalista: penso che ciascuna generazione superi la precedente in quanto a intelligenza e consapevolezza e penso che ultimamente ci sia stato un salto enorme.
Da 40 anni a questa parte, invece, di salti, intesi come miglioramenti, se ne sono visti ben pochi: milioni di persone in tutto il mondo continuano a morire di fame, i governi continuano ad intrecciare i loro fitti inganni, il petrolio e il denaro sono gli dei di una società che è diventata sempre più loro devota.

Una cosa però è cambiata, in nome di quella consapevolezza e di quella intelligenza, e cioè il modo di esprimere le proprie idee e gli strumenti per farlo. Se negli anni 60 e 70 era la musica il vettore che trasportava dentro milioni di cervelli gli ideali di protesta, libertà, uguaglianza e pace, oggi, questo strumento è Internet, il mezzo di comunicazione meno manipolato del nostro tempo.

Blog e siti sono ormai diventati dei potentissimi vettori di quegli ideali che la società sembra aborrire con tutte le sue forze, di quella voglia di cambiare le cose, di confrontarsi, di pensare che il mondo e la vita non si esauriscono nel perseguire i nostri obiettivi di carriera, istruzione e gratificazione.
Certo, data la vastità della rete è possibile imbattersi in blog mendaci gestiti da buffoni pronti a denigrare chiunque in nome del più nichilistico e disfattistico modo di pensare ma, è altrettanto possibile venire a conoscenza di gran belle persone che hanno fatto dell’informazione a tutti i costi il loro must, convinti che conoscere e soprattutto far conoscere sia meglio che criticare e giudicare.

Fra questi ultimi vi presento due personaggi alquanto “eroici” se mi passate il termine: si tratta della cubana Yoani Sanchez e dell’australiano Julian Assange.

Yoani Sanchez vive ed “opera” a L’Avana, Cuba, dove è stata raggiunta nell’Aprile scorso da Alessandro Scotti di Wired Italia.
Il giornalista italiano ha passato un’intera settimana con la webattivista cubana che, insieme al marito, gestisce il blog Generacion Y: un blog di informazione e resistenza (d’altra parte siamo a Cuba) contro l’oscurantismo culturale che il governo cerca di imporre.
Nella capitale cubana Internet, che è erogato dallo stato, non va oltre i famosi e fatidici 56K e ha un prezzo esorbitante, 6 pesos l’ora a fronte di un salario medio di 17 pesos l’ora. Un prezzo proibitivo per la maggior parte della popolazione.
Yoani e il marito gestiscono anche una scuola per webattivisti che si propone di alfabetizzare e informatizzare le nuove generazioni in modo da diffondere le idee e gli ideali della generacion oltre la cortina di ferro che circonda l’isola.
La webattivista lavora sul suo pc per tutta la settimana, poi parte alla ricerca di un’hotel o un ristorante che abbia il servizio wi-fi free per i propri clienti e, scroccando la connessione, carica in rete tutto il materiale prodotto: post, video, interviste e tutto quanto possa servire alla causa.

Di tutt’altra pasta è invece Julian Assange, australiano di 39 anni, che vive la sua vita da blogger come l’uomo invisibile viaggiando di nazione in nazione per non farsi accalappiare dal governo americano.
Assange è il creatore del sito Wikileaks (dal termine leaks ovvero fuga di notizie) che trasmette in rete informazioni scottanti sul governo americane e le sue nefandezze in giro per il mondo, dalla guerra “preventiva” in Iraq e Afghanistan alla marea nera, dai Pentagon Papers sul Vietnam alle procedure di Guantanamo.
Lo scorso 5 Aprile il sito ha trasmesso il video Collateral Murder in cui viene documentato un terribile errore dei marines americani che durante un’operazione uccisero diversi civili iracheni oltre che dure reporter della Reuters.
Wikileaks non ha sede nè staff e lo stesso Assange risulta irraggiungibile: un fantasma quindi, un entità inconsistente, che però sta infliggendo danni considerevoli alla credibilità dell’america di Obama.

Approfondimenti sull’argomento su Precarial Chic

Fonti: Wired di Aprile 2010, Cuba Libre di Alessandro Scotti
Vanity Fair di Giugno 2010, Spie come noi di Michele Neri

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