L’ultima pagina: La caduta del giganti di Ken Follett

Novecentonovantacinque pagine per raccontare gli eventi che segnarono il destino dell’Europa dal 1911 al 1924, le grandi aspettative per il nuovo secolo che andava ad iniziare, la contrapposizione impietosa tra l’austerità della cadente aristocrazia e l’intraprendenza della classe operaia, i movimenti per il suffraggio femminile e il patriottismo stucchevole e ancestrale dei potenti che trascina il mondo nel primo terribile conflitto mondiale.
Ken Follet arriva dove decine di libri di storia non arriveranno mai: offrire uno sguardo a 360° sull’Europa degli inizi del 1900 in cui gli equilibri vacillano quando si tenta di misurare il peso del futuro dell’intero continente utilizzando le vecchie generazioni come riferimento.

Cinque famiglie, una americana (i Dewar), una gallese (i Williams), una inglese (i conti Fitzherbert), una russa (i Peskov) ed una tedesca (i conti Von Ulrich), tutte di diversa estrazione sociale sono coinvolte nella costruzione di un futuro migliore che però, fin dalle prime battute, appare come una coperta troppo corta in cui l’evidente e problematica realtà è che non si possono garantire i privilegi dell’aristocrazia ed allo stesso tempo rispettare i diritti del popolo.

Nonostante il numero considerevole di pagine il romanzo di Follet non annoia mai perchè è sapientemente farcito di una perfetta alternanza di fatti storici e fiction in cui trovano spazio antichi valori come il patriottismo e il culto della superiorità razziale ed il sorgere di nuovi movimenti come la difesa dei diritti dei lavoratori e la rivoluzione.
Alla fine della lettura viene da chiedersi: che vuol dire il titolo? Chi sono questi giganti che cadono?
Mi sono dato alcune risposte.


I giganti sono le potenti nazioni mondiali costituitesi dopo il 1800: la Germania erede del potere dell’Impero Austro-Ungarico, l’Inghilterra con il potere delle sue numerose colonie sparse per il Mondo, la temibile Russia zarista e i liberali Stati Uniti. Modi diversi di amministrare il potere, alcuni obsoleti altri precursori dei tempi che verranno, portano al conflitto mondiale in cui nessuna nazione si può considerare migliore delle altre.

La caduta può essere anche quella degli ideali che hanno contraddistinto l’inizio del 1900. Dopo anni difficili in cui il progresso scientifico (la rivoluzione industriale, nda) aveva fornito un barlume di speranza per un futuro più sereno e vivibile è difficile liberarsi di vecchi preconcetti come la superiorità della madrepatria sulle colonie, il mito della razza superiore, l’idea che una rivoluzione possa davvero migliorare le cose.

La tesi che però mi convince di più riguarda la caduta della aspettative.
Gli inglesi si arrogavano il diritto di sentirsi migliori degli altri in base all’enorme impero coloniale che governavano, i tedeschi si consideravano i padroni del continente per la fiorente economia e i piani militari segreti di cui disponevano, i russi speravano ingenuamente che rovesciare la dittatura zarista avrebbe migliorato le aspettative di vita e, per ultimo, gli americani, fin troppo convinti di recitare il ruolo di polizia mondiale senza suscitare la rabbia altrui. Tutte queste aspettative verranno stravolte e cancellate dalla Prima Guerra Mondiale e dai milioni di morti da essa causati.

La caduta dei giganti è solo il primo libro di una trilogia (The Century Trilogy) che vedrà Follet al lavoro fino al 2013 quando saranno usciti gli altri due romanzi che racconteranno magistralmente (su questo non v’è dubbio) il XX secolo.

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One thought on “L’ultima pagina: La caduta del giganti di Ken Follett

  1. chiara ha detto:

    lo comincerò a leggere entro oggi e avrà due compiti: darmi una bella storia d’amore (mi hai promesso che c’era) e farmi dimenticare quella schifezza di libro che ho appena finito

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