L’ultima pagina: Paura e disgusto a Las Vegas di H.S. Thompson

Il giornalista Raoul Duke ed il suo avvocato Oscar Zeta Acosta, attraversano il deserto del Nevada per raggiungere la città di Las Vegas ed assistere, possibilmente scrivendoci un articolo, alla famosa corsa motoristica Mint 400.

I due affrontano il viaggio su una Chevrolet rossa piena di ogni droga su cui riescono a mettere le mani e che assumono di continuo facendo diventare la storia un lungo e curioso trip lisergico.
Ben presto il viaggio si trasformerà in una vera e propria ricerca del Sogno Americano in una tra le città più controverse degli Stati Uniti dove Duke e Acosta toccheranno con mano il mito del sex, drugs& rock’n’roll abbandonandosi ad ogni tipo di depravazione.

Il libro è in realtà la cronaca di un fatto realmente accaduto nel 1971 al free lance della rivista musicale Rolling Stone Hunter Stockton Thompson che nei suoi romanzi e nei suoi articoli amava farsi chiamare proprio Raoul Duke, Dr. Duke o Dr. Gonzo.
Thompson è stato il padre del gonzo journalism, uno stile di fare giornalismo che mescola insieme cronaca pura, artifici narrativi (del tutto inventati) e esperienze di prima mano dell’autore che spesso e volentieri si trovava a contatto con droghe, alcool e pericoli d’ogni genere. Specie nel caso di Thompson.

In balia di ogni sorta di stupefacente su cui riuscì a mettere le mani durante la gestazione di Paura e disgusto a Las Vegas Thompson si abbandona anche a sporadici momenti di illuminazione e di introspezione evidenziando con il suo stile, un pò spaccone e un pò cialtrone, alcuni aspetti della società che oggi si manifestano in maniera più preoccupante.

Ad esempio prendiamo pag 67:

La Storia è difficile da conoscere, per via di tutte le stronzate che ci aggiungono, ma anche senza essere sicuri di cosa dice la Storia pare del tutto ragionevole pensare che ogni tanto l’energia di un’intera generazione si concentri in un lungo bellissimo lampo, per ragioni che sul momento nessuno capisce – e che mai spiegheranno, retrospettivamente, ciò che è accaduto veramente.

O ancora pagina 71:

In una società chiusa nella quale tutti sono colpevoli, l’unico vero crimine è farsi prendere. In un mondo di ladri, l’unico peccato mortale è la stupidità.

Quest’ultima frase mi pare molto attuale.

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2 thoughts on “L’ultima pagina: Paura e disgusto a Las Vegas di H.S. Thompson

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