Kick-Ass, il super eroe fatto in casa

Se pensate di conoscere tutto riguardo al fantastico mondo dei super eroi vi sbagliate di grosso: non servono poteri sovrumani, costosissimi gadget tecnologici o tristissime tragedie familiari per fare di un comune mortale un temuto e rispettato eroe ma, in alcuni casi, basta un buon costume e tanta, tanta, buona volontà.
E’ questo il caso di Kick-Ass.

Kick-Ass è una serie a fumetti nata dalla mente di Mark Millar nel 2008 e riadattata per il grande schermo da Matthew Vaughn nel 2010.

Narra le avventure di Dave Lizewski, un ragazzo che vive e studia a New York e che non ha alcun talento particolare se non quello di passare inosservato alle ragazze, specialmente a quella dei suoi sogni, Katie.
Di notte, però, Dave indossa il suo costume (ex muta da sub) verde e giallo e diventa Kick-Ass il difensore degli oppressi, l’eroe mascherato molto poco super, vista la quantità inverosimile di botte che prende, diventato famoso ed acclamato grazie a un video amatoriale su YouTube.

Con lui dividono la scena il cattivone (che poi tanto cattivo non è) Frank D’Amico, un narcotrafficante arricchito signore di un impero economico non indifferente, e altri due super eroi un pò più veri, nele senso che oltre a prenderle le danno pure: Big Daddy, una specie di Batman meno tecnologico ma più aggressivo, e Hit Girl, una ragazzina che sembra un incrocio tra Jackie Chan incazzato e Chev Chelios di Crank.

La storia è sostanzialmente molto semplice, una città invasa dal crimine, un gruppo di ragazzi vessati dai teppisti e snobbati dalle ragazze con sullo sfondo un’atroce tragedia familiare che colpisce un poliziotto rovinandogli la vita.
In tutto questo i personaggi sopra descritti vengono coinvolti in un turbinio di sequenze che ammiccano tantissimo allo stile di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino da una parte e agli action movie americani alla John Woo. Vale a dire molta azione e molta violenza: anche troppa in alcune scene, tanto da vietare la visione del film ad un pubblico con età inferiore ai 14 anni.

Superate le perplessità riguardo alle scene di violenza gratuita di cui è costellata gran parte della pellicola si denota un’idea di fondo molto interessante ed attuale.
Dave non ce la fa più a sopportare le angherie dei bulli, a vedere il suo quartiere, la sua città, il mondo intero nelle mani di criminali senza scrupoli che si arricchiscono sulle spalle della brava gente come suo padre e quindi decide di porre fine a tutto ciò diventando Kick-Ass.
Non c’è un ragno magico che lo morde, nè lui è un profugo da uno sconosciuto pianeta del cosmo ma c’è YouTube.
Kick-Ass diventa un mito grazie alle moderne tecnologie che tanto piacciono ai ragazzi dei questi tempi come i social network e le email, con cui Dave/Kick-Ass comunica con i fan e gestisce le richieste di soccorso.

Infine il messaggio non tanto velato è il seguente: non servono grandi poteri e grandi responsabilità per fare di te un eroe ma solo una profonda e costante forza di volontà.
E magari una buona resistenza alle mazzate!

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