Registi a metà strada tra genio e cialtroneria: i casi Night Shyamalan e Robert Rodriguez

Cosa distingue un regista geniale da un emerito cialtrone?
In realtà proprio nulla perchè genio e cialtronerie spesso sono facce della stessa medaglia e l’una comporta anche l’altra: semmai la bravura del regista in questione sta nel mescolarle sapientemente per tenere il pubblico appiccicato agli schermi, televisivi o cinematografici che siano.
Qualcuno ci riesce e qualcun altro no.

Oggi vi presento due registi molto famosi che hanno diretto alcuni dei film che ho più apprezzato per genialità quando non per valore effettivo della pellicola: Robert Rodriguez e Mister Night Shyamalan.

Robert Rodriguez raggiunge la fama internazionale nel 1992 col il film El Mariachi, un action movie incentrato sulla leggendaria figura del suonatore di chitarra messicano (il mariachi, appunto) con tante botte e sparatorie; recitato da attori semisconosciuti e praticamente a costo zero il film lancia Rodriguez nel mondo del cinema.
Segue nel 1995 Desperado. Ancora il Mariachi, che stavolta ha le fattezze di Antonio Banderas, e la sua donna, la splendida Salma Hayek, a combattere contro i narcotrafficanti e ancora sparatorie, botte da orbi e tanta violenza.
Gli stessi temi ma con un’ambientazione diversa si trovano in Dal Tramonto All’Alba del 1996 con udite-udite Quentin Tarantino e George Clooney nei panni di due delinquenti che devono fronteggiare un’orda di vampiri.
Si riconoscono in questi primi tre film i tratti distintivi della regia di Rodriguez fatta tutta di cambi di visuale improvvisi, incentrata su attori dalla forte espressività facciale e si registra anche un certo fascino per la violenza spicciola come collante della storia.
Nel 1998 però Rodriguez deve aver battuto la testa per cercare di autostroncarsi con il pessimo The Faculty in cui alcuni alunni di un istituto americano, tra cui i volti poi divenuti famosi di Elijah Wood e Josh Hartnett, devono vedersela con dei violentissimi alieni invasori; ma la crociata nella mediocrità del regista continua negli 2000 con la trilogia di Spy Kids in cui si ritrovano ancora Banderas e la Hayek ma in questo caso come genitori/spia di figli/spia in una storia per teenager prevedibile e improponibile.
Nel 2003 Robert torna in se e ci propone l’ottimo C’era Una Volta in Messico (ancora con Banderas/Mariachi ma anche con Salma Hayek, Mickey Rourke, Jhonny Depp e Eva Mendes) poi, nel 2005, dirige l’adattamento cinematografico del fumetto Sin City con una regia spettacolare che da al film quello che la storia gli sottrae in termini di godibilità; sempre nello stesso anno esce Le Avventure di Sharkboy e Lavagirl che ricalca le tematiche adolescenziali di Spy Kids.
Due anni dopo Rodriguez collabora con il suo maestro ed ispiratore Quentin Tarantino a Grindhouse/Planet Terror firmando la regia del secondo episodio che, manco a dirlo, è un surrogato di sparatorie e violenza che si conclude con Rose McGowan mutilata con un fucile mitragliatore al posto della gamba destra.
Piccola marchetta per bambini nel 2009 con Il Mistero Della Pietra Magica poi il grande ritorno nel 2011 con Machete, film di cui abbiamo parlato qualche giorno fa in questo post, e in cui si rivede un vecchio volto caro al maestro Rodriguez, quello scavato e segnato dal tempo (e non solo) di Danny Trejo.

In ultima analisi Robert Rodriguez risulta essere un regista geniale e imprevedibile, forse un po troppo legato alle tematiche del suo maestro Tarantino (e chi non lo sarebbe) ma che riesce a trasportarle in ambientazioni storiche molto attuali come il Messico degli anni 90.

Altro regista da prendere in considerazione, stavolta con le dovute precauzioni, è Manoj Nelliyattu Shyamalan meglio noto come Mister Night Shyamalan.

L’esordio nel cinema che conta è datato 1999 con l’ottimo Il Sesto Senso in cui un bravissimo Bruce Willis si trova nei panni di uno psicologo che deve aiutare un bambino ossessionato dalle visioni di fantasmi. Dramma personale e psicologico in cui spesso paziente e medico si confondono.
Nel 2000 è ancora Bruce Willis a far da protagonista all’altrettanto ottimo Unbreakable in cui impersona una specie di Highlander senza spada ma con tantissimi dubbi esistenziali fino all’imprevedibile fine di una storia visionaria e molto godibile.
Si notano sin da subito i tratti della regia visionaria di Shyamalan che ama complicare le trame con filler trasversali per confondere il pubblico.
Nel 2002 Signs sembra un piccola battuta d’arresto: il pianeta è invaso da una razza di alieni aggressivi e l’ex reverendo Mel Gibson deve salvare la sua famiglia.La trama è fin troppo confusa e la storia molto annacquata anche perchè si basa su un soggetto vecchio come il cucco.
Shyamalan torna ai vecchi fasti e, anzi raggiunge il picco della sua carriera, con The Village del 2004. Un thriller psicologico con Joaquin Phoenix, William Hurt e Adrien Brody che a tratti si maschera da horror e che offre un finale imprevedibile, ormai marchio indelebile dei lavori del regista americano.
Interessante nella sceneggiatura, convincente nella regia ma scarsissimo nel risultato finale il film del 2006 Lady In The Water dove nemmeno la bravura eccezionale di Paul Giamatti riesce a riscattare un trama che fa acqua da tutte le parti mescolando con poca perizia horror e fantasy.
Ancora peggio due anni dopo in E Venne Il Giorno ma qui contribuisce la presenza della nullità espressiva e recitativa di Mark Wahlberg a rovinare la godibilità di un film che ha comunque una buona trama.
Per completare il trittico della mediocrità l’anno scorso arriva anche L’Ultimo Dominatore dell’Aria, adattamento cinematografico del celebre manga The Last Airbender, appunto.
Niente di che, film inguardabile anche se si è al di sotto dei 15 anni.
L’ultimo lavoro di Shyamalan non è alla regia bensì alla sceneggiatura del claustrofobico Devil in cui 5 sconosciuti intrappolati in un ascensore sono vittime di eventi molto spiacevole poichè tra loro si nasconde il Diavolo.

Se non fosse per le troppe battute a vuote si potrebbe dire che Shyamalan sia uno dei geni cinematografici del nostro tempo.
Dal mio punto di vista non gli posso perdonare l’imbastardimento del fantasy in Lady In The Water nà la banalità di E Venne Il Giorno e Signs ma ritengo comunque che al massimo della sua bravura M.Night Shyamalan sia un gran regista.

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