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L’ultima pagina: Il Giallo e l’Azzurro di Gaetano Celestre

Piero Menardo e Carmelo Passatempo sono due ragazzoni della parte più autoctona della provincia Siciliana, quel tratto di terrà i cui confini visivi sono segnati dal giallo intenso dei campi campi e dall’azzurro terso del cielo d’estate; i due amici si improvvisano investigatori privati e il loro primo incarico sarà quello di ritrovare i gatti perduti della rustica Signora Callà.
La storia si staglia nello sfondo del paesino siciliano che ha vissuto, tempo prima, il dramma della barbara uccisione di Santino Polinesso, alunno del professore Giacchino Ariodante (vedi la scheda di Bagni Achei, primo romanzo di Gaetano) poi misteriosamente scomparso e principale indiziato dell’omicidio.
Non sarà facile per i due amici destreggiarsi tra la tipica ipocrisia cittadina e la cinica e spietata cronaca forestiera ma sarà soprattutto la loro inettitudine a segnare come un metronomo il tempo di questa storia di Sicilia e di Siciliani.

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Un giallo ma anche un trattato sociale di una terra, la Sicilia, in cui spesso il giallo dei campi si mescola all’azzurro del cielo in una maniera così sublime che nemmeno il miglior impressionista riuscirebbe mai ad immaginare e che Gaetano descrive con queste parole:

Quello sterminato mare di bionda sterpaglia che cerca l’azzurro mare per far felici gli occhi di qualunque mortale. L’azzurro di una mare che non ha interruzione all’orizzonte e continua con uguale tonalità nel cielo terso. Amalgama di colori a olio, questa è la vita.

Si tratta del capitolo VI del libro, un capitolo che non ha nulla da invidiare al passaggio della descrizione della festa di Woland in Il Maestro e Margherita e alla narrazione delle imprese di Dorian Gray in Wilde o ancora alla cronaca della cerimonia mistica in Il Pendolo di Foucault di Umberto Eco.

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