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L’ultima pagina: Due di due di Andrea de Carlo

Due di due è la storia dell’amicizia, nata sui banchi di scuola, tra Mario e Guido, due giovanissimi studenti milanesi.
Vivendo appieno gli sconvolgimenti emotivi della rivoluzione giovanile entrambi affrontano la grettezza e l’inadeguatezza del sistema scolastico italiano e cominciano, sin da piccoli, ad aspirare a qualcosa di più che una laurea ed un buono stipendio.
De Carlo riesce a coinvolgerci nella quotidianità di questi due personaggi, ci fa respirare tutto il loro sdegno per una Milano mentalmente fredda e culturalmente chiusa dove le ambizioni giovanili di allargare il proprio campo visivo vengono mortificate dal sistema sociale e dove la curiosità di conoscere cosa ci sia al di là dei confini del “villaggio” diventa, per Mario e Guido, un’ancora di salvezza.
Assistiamo, da molto vicino, alla ricerca dell’equilibrio da parte dei due ragazzi, alla ricerca del significato da dare alla propria esistenza traducendo il tutto in emozioni e ricordi: Mario ci riesce attraverso la riflessione, le scelte accurate ed una vita fatta di sicurezze mentre Guido, inconsapevolmente, troverà la sua dimensione nell’incertezza, in quel carpe diem troppo spesso abusato a parole e mai realizzato con i fatti.
Non si può leggere Due di due, a 26 anni(la mia età), e non provare un pizzico di nostalgia per quell’età folle, dai 15 ai 20, in cui niente ci era precluso.
Anni in cui potevamo davvero accrescerci psicologicamente e professionalmente, realizzarci un vasto bagaglio culturale e di esperienze invece delle nozioni anacronistiche che i vari licei ci hanno inculcato a forza dentro la testa.

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L’ultima pagina: Durante di Andrea De Carlo

Pietro e Astrid sono una giovane coppia di artigiani che vive nelle isolate campagne dell’entroterra marchigiano a tredici chilometri dalla cittadina di Trearchi.
Semi-isolati dal resto del mondo vivono una vita tranquilla e semplice tra le loro stoffe tessute a mano, le fiere per esporle e le lunghe ore di lavoro per lavorarle, gestendo con disinvoltura ascetica i contatti con i pochi vicini.
La loro pacifica quotidianità viene però turbata dall’arrivo di un allampanato signore che nel bel mezzo di una torrida estate fa la sua comparsa attirando a se l’attenzione degli abitanti: riluttante a scoprirsi sul suo passato ed i suoi affari, Durante riesce ad affascinare chiunque abbia a che fare con lui e con i suoi modi di fare sinceri al limite dell’inverosimile conquista il cuore delle donne in cui si imbatte suscitando la gelosia dei relativi mariti.
La bravura di De Carlo sta nel far crescere la curiosità verso questo personaggio misterioso mentre questi si evolve ed aumenta il suo impatto nella storia: al lettore maschio può capitare di cominciare ad innervosirsi nel leggere determinati passaggi immedesimandosi in coloro che vedono la loro vita annientata da ciò che fa o dice Durante.
De Carlo ci spinge ad immedesimarci soprattutto in Pietro, personaggio già ben definito sin dalle prime battute, ben piantato con i piedi per terra e geloso di ciò che ha costruito nella sua vita ma, le sue certezze e le sue gelosie verrano spazzate via dallo tsunami emotivo e spirituale provocato dall’intruso Durante.
Leggendo la storia però, ad un certo punto, parallelamente a Pietro anche il lettore comincerà prima ad incuriosirsi e poi a pendere letteralmente dalla labbra di Durante affascinati dal suo modo di vedere le cose ed alla fine della storia non rimarra che riflettere su quanto le verità da lui teorizzate siano aderenti alla nostra vita.
Niente deve essere dato per scontato, tutto deve essere continuamente ricostruito o riconquistato poichè solo in questo modo si apprezza la preziosità di ciò di cui possiamo godere liberamente ma che non sarà mai di nostra proprietà: sentimenti quali l’amore o l’amicizia, infatti, non possono essere posseduti da alcuno ma solamente percepiti.
Alla fine De Carlo ci lascia con una domanda: Siamo noi che complichiamo le cose semplici con la nostra mania di dare nomi e creare codici e cataloghi per tutto? Oppure al contrario sono i nomi, i cataloghi ed i codici ad essere tentativi disperati di interpretare l’infinita complicazione delle cose?
Vi invito a rispondere..

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