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Appunti di un appassionato di fantasy: la variabile umana in Tolkien e Martin

L’uomo è spesso la misura con cui si dimensionano i mondi fantasy creati dagli scrittori più rappresentativi del genere, ma se per qualcuno l’umano è un elemento complementare, importante ma non al centro della storia, per altri è una variabile impazzita che plasma le varie fasi della storia grazie alle qualità di cui dispone e per colpa dei difetti endemici del suo essere: fallibilità, corruzione per mezzo del potere e malvagità sono solo alcune delle peculiarità che grandi scrittori come George Martin e J.R.R. Tolkien hanno attribuito all’uomo.

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Su e giù da un trono

Il fantasy è un genere letterario infido e bastardo. Presuppone una fantasia infinita accompagnata però da una estrema capacità di sintesi per impedire che la storia diventi prolissa e noiosa.
Devo dire che dopo aver letto Tolkien e averne visto le trasposizioni cinematografiche di Peter Jackson difficilmente sono riuscito a farmi piacere altre storie fantasy seppur di successo come Harry Potter o Le Cronache di Narnia (anche se penso che i libri siano effettivamente godibili).

Tutto però mi sarei aspettato tranne che perdere la testa per una serie televisiva fantasy basata sui libri di un scrittore che non conoscevo, tale George Martin, autore de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: saga divisa in quattro libri iniziata nel lontano 1996 e non ancora conclusa che narra le vicende di un mondo medievaleggiante in cui diverse famiglie potenti si sfidano militarmente e politicamente per conquistare un antico regno perduto e riconquistato nel corso delle generazioni.

Il gioco del trono (titolo del primo libro della saga letteraria) viene proprio ripreso dalla serie tv prodotta e trasmessa fino a ieri sera dal canale americano HBO.
Game Of Thrones porta sul piccolo schermo le avventure delle 4 famiglie più potenti dei Sette Regni:

– gli Stark di Winterfell, protettori del Nord e difensori della Barriera il cui motto è L’inverno sta arrivando; il loro simbolo è il meta-lupo.

– i Lannister di Casterly Rock, protettori dell’Ovest e assassini di re il cui motto è Udite il mio ruggito; il loro simbolo è il leone.

– i Baratheon di Capo Tempesta, alleati dei Lannister il cui motto è Nostra è la furia; il loro simbolo è il cervo.

– gli spodestati Targaryen detti anche i Draghi, un tempo signori dei Sette Regni poi esiliati; il loro simbolo è il drago e il loro motto è Fuoco e Sangue.

La storia inizia quando Robert Baratheon, sovrano di Westeros e dei Sette Regni sceglie l’amico Eddard Stark come suo Primo Cavaliere e lo invita a trasferirsi ad Approdo del Re, la capitale del Regno, per aiutarlo a difendere e a gestire il Trono di Spade.
Qui Lord Stark capirà quanto sia difficile in realtà essere un re e quanto gli intrighi intessuti dagli infidi consiglieri di corte possano essere pericolosi, così, mentre l’alleanza tra le famiglie Baratheon e Lannister naviga verso le acque tempestose del tradimento una nuova guerra bussa alle porte dei Sette Regni.

A molti chilometri di distanza, intanto, i discendenti della dinastia Targaryen, i fratelli Viserys e Daenerys cercano di stringere alleanza con la popolazione selvaggia dei Dothraki di Khal Drogo per costruire un esercito e riconquistare il regno perduto, ovvero i Sette Regni.

Tutto questo mentre nell’estremo Nord si registrano dopo molti anni avvistamenti di un vecchio e terribile nemico: le Ombre Bianche.

Punti di forza di questa serie sono tanto l’ambientazione spettacolare e molto realistica e il ritmo con cui si svolgono i fatti basato sull’alternarsi perfetto di momenti riflessivi e di dialogo con colpi di scena inaspettati. Purtroppo però penso che essa difficilmente vedrà la luce qui in Italia a causa delle numerose scene di violenza e di sesso sparse nei diversi episodi ma questo non deve essere necessariamente un male.

Io, infatti, ho visto la prima stagione, conclusasi domenica sera, in streaming e in lingua originale e devo dire di aver riconsiderato il livello di professionalità di alcuni attori che vi recitano.

Lord Eddard Stark è impersonato dall’ottimo Sean Bean (foto in alto), già visto e apprezzato (ancora in lingua originale) ne Il Signore Degli Anelli nella parte di Boromir.

Di ancora maggiore spessore è l’interpretazione di Peter Dinklage che recita nei panni di Tyrion Lannister il folletto: uno tra i personaggi più interessanti della storia.

Una menzione speciale va anche alla, per me, sconosciuta Emilia Clarke che veste i panni della giovane Daenerys Targaryen. Un ruolo non facile per un personaggio il cui impatto nella storia diventa sempre più centrale puntata dopo puntata.

Non ho ancora avuto il piacere di leggere il romanzo di Martin ma già la sua presenza sul set mi rassicura sulla bontà del materiale che troverò nelle 1600 pagine de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Games Of Thrones mi ha fatto venire voglia di affrontare le 1600 pagine de Le Cronache del Ghiaccio e Del Fuoco di Martin, un caso più unico che raro per una serie che consiglio vivamente a chi è appassionato di fantasy.

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