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L’ultima Pagina: Il martello degli dei di Stephen Davies

Il 14 Luglio 1985, a Filadelfia, in occasione del concerto Live Aid una folla assatanata ed estasiata assisteva ad un evento atteso da 5 lunghi anni: la reunion dei Led Zeppelin.
Dalla morte del batterista John “Bonzo” Bonham gli Zep si erano abbandonati in preda al dolore e si erano dedicati, ciascuno per conto proprio, a progetti solisti ma nella notte di mezza estate in questione (io avevo un anno e mezzo) sul palco salirono, tra il delirio generale, Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones accompagnati, alla batteria, da una selezione di diversi batteristi.

Per un’ora e mezza dopo anni di abbandono il Grande Dirigibile Marrone aveva solcato i cieli dell’olimpo musicale internazionale.

La storia, o meglio la saga come la definisce l’autore del libro Stephen Davies, dei Led Zeppelin è quella di un grandissimo gruppo rock nato a metà degli anni 60 nell’Inghilterra dominata dallo scontro tra Beatles e Rolling Stones, capace di scrivere pagine indelebili di questo genere musicale grazie alle caratteristiche peculiari di ciascuno dei suoi componenti.

Gli espedienti artistici di Jimmy Page alla chitarra elettrica, la presenza scenica e vocale di Robert Plant, la perizia e la precisione del bassista John Paul Jones e il delirio scatenato dalla Bestia John Bonham dietro alle sue grancasse sono i tratti distintivi di questa grande rock band.

Tuttavia le vicende di questi quattro scalmanati non tardarono a diventare leggenda quando nacquero le prime beghe con la stampa ostile e con tutti i detrattori che imputavano alla band una ideologia satanista derivante dalla passione sfrenata di Jimmy Page per l’occultista Aleister Crowley e di Robert Plant per il genere fantasy.
Non ci è dato sapere se le accuse di satanismo, condite da assurde indagini su testi ascoltati al contrario e sciocchezze del genere, siano fondate ma è certo che Plant e Page nulla hanno fatto per smentirle, anzi, le hanno quasi confermate con un comportamento sempre sopra le righe.
Innanzitutto i due amavano definirsi La Signora Della Luce(Page) e Il Signore Delle Tenebre (Plant), inoltre, Page aveva una vera e propria fissazione per Crowley tanto da collezionarne ogni sorta di reliquia per esibirla di fronte ad un pubblico sempre più inquietato; Plant, da par suo invece, amava gli eremi solitari lontani dalla civiltà, per questo acquistò una tenuta sperduta tra le campagne inglesi tanto isolata quanto terrificante dall’impronunciabile nome di Bron-Y-Aur (si pronuncia Brom Rar) ed insistette per utilizzare come sala di registrazione la tenuta inglese di Headly Grange, un’antico manicomio criminale che sorgeva su un cimitero.

Insomma, considerate le premesse, non risulta difficile capire perchè gli Zep fossero costantemente bersaglio di accuse di connivenza con il demonio, di effettuare riti satanici e messe nere.

Stephen Davies, invece, in Il martello degli dei ci restituisce una dimensione più umana dei quattro musicisti partendo dalle origini del gruppo, nato dalle ceneri degli Yardbirds di Jeff Beck, fino alla consacrazione internazionale con il misterioso, senza titolo, e tanto vituperato quarto album della band (quello che contiene Stairway To Heaven, vero inno degli Zep) passando per un decennio di concerti in giro per il mondo, riposando in alberghi puntualmente distrutti in mezzo a fedelissimi roadie e disponibilissime groupie, diventando ispirazione per diversi generi musicali dall’hard rock all’heavy metal.

Da ascoltare assolutamente:
– Babe I’m Gonna Leave You
– Dazed And Confused
– Communication Breackdown
– I Can’t Quit You Baby
– Whole Lotta Love
– Immigrant Song
– Celebration Day
– Bron-Y-Aur Stomp
– Tutto il quarto album Led Zeppelin IV, o Zoso o come cacchio volete chiamarlo
– No Quarter
– Kashmir
– Achille’s Last Stand

Formazione ufficiale dei Led Zeppelin dal 1968 al 1980:
Robert Plant: voce, armonica
Jimmy Page: chitarra acustica e elettrica, cori
John Paul Jones: basso, tastiere, organo
John Bonham: batteria, timpani, cori

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