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Perchè siamo usciti da questo mondiale?

Quello che si sta giocando in questi giorni in Sudafrica è il primo mondiale sul territorio africano: tante le aspettative e le tematiche in gioco, dalla lotta contro l’apartheid condotta, tra gli altri, da Nelson Mandela, alle meno importanti, socialmente parlando, speranze di gloria per le compagini africane.

Per la cronaca sportiva, è solo il Ghana ad accedere ai quarti mentre Nigeria, Camerun, Costa D’Avorio, Algeria e persino i padroni di casa del Sudafrica vengono eliminati al primo turno.

Ma di eliminazione, noi italiani, dobbiamo analizzare e metabolizzare quella della nostra nazionale, sbattuta fuori dalla competizione a causa di evidenti problemi tecnici, tattici e mentali in un girone che tutto poteva essere, meno che mai difficile.
Sarebbe troppo facile stilare le pagelle di una tale disfatta e sarebbe oltremodo noioso perdersi in tatticismi filosofeggianti (per quelli potete seguire le trasmissioni Rai dedicate al mondiale) perciò mi limiterò a far raccontare questa sconfitta del calcio italiano dalle facce di alcuni protagonisti.
La caduta del calcio italiano nel fango della savana è responsabilità di vari fattori che hanno inciso, ciascuno con diversa entità, sul triste epilogo a cui tutti abbiamo assistito ieri pomeriggio.


Alla nostra eliminazione ha contribuito per il 65% il tecnico Marcello Lippi.
Ha sbagliato le convocazioni, manco a dirlo, lasciando a casa gente come Cassano e Balotelli per dare fiducia ai fedelissimi Iaquinta e Camoranesi. Fiducia completamente tradita.
Ha scelto Cannavaro e Chiellini che hanno offerto pessime prestazioni per tutta la durata del campionato della Juve; ha scelto il capocannoniere della Serie A Salvatore Di Natale che una volta vestita la maglia azzurra diventa una pippa olimpica; ha scelto Marchisio e Criscito senza spiegare loro come si giochi a calcio; ha scelto di affidarsi alla vecchia scuola azzurra non considerando che essa non era più solo vecchia ma anche decrepita.
Poi, in corsa, ha sbagliato formazione e cambi lasciando in panchina gente come Palombo, Quagliarella e Maggio.
Ricorderò per sempre il commento affilato di Lippi prima di Italia – Slovacchia: non abbiamo lasciato talenti a casa. Sarà, ma io mi riservo il diritto di dubitarne.


Per il 25% l’eliminazione è frutto delle pessime prestazioni che alcuni dei nostri hanno offerto durante le uniche tre gare disputate: primo fra tutti Iaquinta, confusionario e inconcludente, poi nell’ordine Pepe, Camoranesi, Criscito, Chiellini, Cannavaro, Di Natale e Marchisio che sono sembrati solo degli abbozzi di calciatori.(La faccia schifata di Gigi Buffon la dice lunga).


Infine, ma non meno importante, per il 10% le decisioni arbitrali che, come spesso accade, ci penalizzano: il Paraguay ci fa gol sfruttando una punizione che non c’era, il gol della Nuova Zelanda era viziato da un fallo su Gilardino e da un evidente fuorigioco senza contare che un paio di cartellini rossi ai pecorai neozelandesi si potevano anche dare, il tiro di Quagliarella contro la Slovacchia era quasi sicuramente gol mentre il fuorigioco dell’attaccante del Napoli era millimetrico e non sarebbe stato un delitto non segnalarlo.

Senza queste sviste e con prestazioni più dignitose avremmo racimolato 7 punti e adesso staremmo preparando la partita contro il Giappone invece di navigare in un mare di vergogna.

Alcuni approfondimenti interessanti sul mondiale italiano
Stranezze Mondiali – Episodio 1
Stranezze Mondiali – Episodio 2
Stranezze Mondiali – Episodio 3

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Pallonate Mondiali

Dunque, è arrivato il momento di un post sui mondiali che si stanno giocando in Sudafrica, la prima edizione dei campionati mondiali per nazioni che si gioca sul suolo africano in onore, e con l’onere morale, di una libertà razziale tanto agognata e finalmente conquistata ad opera di Nelson Mandela (ma non solo).

In campo non s’è visto finora tutto ‘sto gran gioco, anzi!
Autogol e papere quante ne volete!

Molti, tra dotti, medici e sapienti, ritengono il pallone ultratecnologico denominato Jabulani a trarre in inganno i calciatori.

Proviamo a smontarlo, ipoteticamente, per vedere se e quanto il materiale in cui è assemblato il pallone può inficiare le prestazioni degli atleti.
Cominciamo dal nome: Jabulani in una tra le dodicimila tra lingue e dialetti con cui si favella in Sudafrica vuol dire “Fare Festa” e difatti alcuni giocatori hanno fatto festa vedendo i propri tiri blandi (nelle infinite partite che da piccolo giocavo per strada, tra saracinesca e saracinesca si chiamavano caramelle) trasformarsi in clamorosi gollonzi.

Tecnicamente Jabulani si compone di otto pannelli realizzati mischiando due materiali dai nomi improponibili, tali Etilene Vinil Acetato e Elastomeri Termoplastici Poliuretanici, che secondo gli ingegneri che lo hanno progettato avrebbero dovuto consentire virtuosismi strepitosi e parabole impossibili di cui finora non si è vista nemmeno l’ombra.

La colpa è dell’altitudine – sentenziano i suddetti ingegneri – che modifica le caratteristiche fisiche del pallone.
Ah, ora abbiamo capito!
E di questa immagine che mi dite?

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