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La storia di una vergogna infinita

I volti di Marcello Lippi e di alcuni giocatori qui fotografati rappresentano perfettamente il clima mogio e sconfitto di tutto il popolo del calcio italiano ma, quello che la triste brigata azzurra non sa ancora, quando è stata scattata la foto, è quello che li aspetta una volta rientrati in patria.

Mentre Lippi&co. veleggiavano ad alta quota sopra il cielo notturno, il leghista Calderoli, facendo sfoggio di grande erudizione e competenza, nonchè di una eccessiva dose di serietà, chiedeva all’ormai ex tecnico della nazionale di rinunciare allo stipendio che la FIGC gli ha corrisposto per la trasferta in terra d’Africa.

Dopo le radiocronache terroristiche di Radio Padania e le esternazioni fuori luogo di Bossi, ci ha pensato un’altro esponente di spicco del partito più vergognoso d’Italia a ricordare a tutti il livello culturale che serpeggia incontrollato tra le fila del partito stesso
Ma la vergogna non finisce qui.
Appena sceso dall’aereo,infatti, quel campione che risponde al nome di Simone Pepe si è scagliato contro i cronisti minacciando verbalmente nello specifico quelli de Il Giornale, rei, secondo il giocatore più inutile dell’intera serie A, di aver pubblicato una vignetta in cui campeggiavano 11 bare in un campo di calcio (vignetta realizzata da Forattini per commentare ironicamente la disfatta azzurra al mondiale).
Qualcuno dovrebbe spiegare a Pepe cosa significano le parole educazione e comprensione e imporgli anche di fare le scuse a tutta la tifoseria italiana per aver soffiato il posto in squadra ad un calciatore degno di questo nome.

L’Italia affonda quindi nella vergogna più totale causata dalle parole di alcuni pseudo – senzienti politicanti, di calciatori tronfi della propria juventinità e di un allenatore che per non sapere che pesci pigliare decide di pigliare gli altri a pesci in faccia.
This is Italy.

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Perchè siamo usciti da questo mondiale?

Quello che si sta giocando in questi giorni in Sudafrica è il primo mondiale sul territorio africano: tante le aspettative e le tematiche in gioco, dalla lotta contro l’apartheid condotta, tra gli altri, da Nelson Mandela, alle meno importanti, socialmente parlando, speranze di gloria per le compagini africane.

Per la cronaca sportiva, è solo il Ghana ad accedere ai quarti mentre Nigeria, Camerun, Costa D’Avorio, Algeria e persino i padroni di casa del Sudafrica vengono eliminati al primo turno.

Ma di eliminazione, noi italiani, dobbiamo analizzare e metabolizzare quella della nostra nazionale, sbattuta fuori dalla competizione a causa di evidenti problemi tecnici, tattici e mentali in un girone che tutto poteva essere, meno che mai difficile.
Sarebbe troppo facile stilare le pagelle di una tale disfatta e sarebbe oltremodo noioso perdersi in tatticismi filosofeggianti (per quelli potete seguire le trasmissioni Rai dedicate al mondiale) perciò mi limiterò a far raccontare questa sconfitta del calcio italiano dalle facce di alcuni protagonisti.
La caduta del calcio italiano nel fango della savana è responsabilità di vari fattori che hanno inciso, ciascuno con diversa entità, sul triste epilogo a cui tutti abbiamo assistito ieri pomeriggio.


Alla nostra eliminazione ha contribuito per il 65% il tecnico Marcello Lippi.
Ha sbagliato le convocazioni, manco a dirlo, lasciando a casa gente come Cassano e Balotelli per dare fiducia ai fedelissimi Iaquinta e Camoranesi. Fiducia completamente tradita.
Ha scelto Cannavaro e Chiellini che hanno offerto pessime prestazioni per tutta la durata del campionato della Juve; ha scelto il capocannoniere della Serie A Salvatore Di Natale che una volta vestita la maglia azzurra diventa una pippa olimpica; ha scelto Marchisio e Criscito senza spiegare loro come si giochi a calcio; ha scelto di affidarsi alla vecchia scuola azzurra non considerando che essa non era più solo vecchia ma anche decrepita.
Poi, in corsa, ha sbagliato formazione e cambi lasciando in panchina gente come Palombo, Quagliarella e Maggio.
Ricorderò per sempre il commento affilato di Lippi prima di Italia – Slovacchia: non abbiamo lasciato talenti a casa. Sarà, ma io mi riservo il diritto di dubitarne.


Per il 25% l’eliminazione è frutto delle pessime prestazioni che alcuni dei nostri hanno offerto durante le uniche tre gare disputate: primo fra tutti Iaquinta, confusionario e inconcludente, poi nell’ordine Pepe, Camoranesi, Criscito, Chiellini, Cannavaro, Di Natale e Marchisio che sono sembrati solo degli abbozzi di calciatori.(La faccia schifata di Gigi Buffon la dice lunga).


Infine, ma non meno importante, per il 10% le decisioni arbitrali che, come spesso accade, ci penalizzano: il Paraguay ci fa gol sfruttando una punizione che non c’era, il gol della Nuova Zelanda era viziato da un fallo su Gilardino e da un evidente fuorigioco senza contare che un paio di cartellini rossi ai pecorai neozelandesi si potevano anche dare, il tiro di Quagliarella contro la Slovacchia era quasi sicuramente gol mentre il fuorigioco dell’attaccante del Napoli era millimetrico e non sarebbe stato un delitto non segnalarlo.

Senza queste sviste e con prestazioni più dignitose avremmo racimolato 7 punti e adesso staremmo preparando la partita contro il Giappone invece di navigare in un mare di vergogna.

Alcuni approfondimenti interessanti sul mondiale italiano
Stranezze Mondiali – Episodio 1
Stranezze Mondiali – Episodio 2
Stranezze Mondiali – Episodio 3

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