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Paranormal Ambiguity..

..ovvero come girare un film inquietante, un tantino convincente e rovinarlo con un finale idiota.

Paranormal Activity è un film del 2009 girato dal semisconosciuto regista Oren Peli.

Il taglio cinematografico è quello del mockumentary (mock – sbeffeggiare + documentary) amatoriale girato da una giovane coppia americana alle prese con un’entità paranormale che infesta la loro casa.

Micah e Katie convivono da mesi con strani avvenimenti, come oggetti spostati o rumori notturni, quando decidono di fissare una telecamera nella loro camera da letto per avere una prova tangibile di questi strani fenomeni che, proprio dopo l’installazione dell’attrezzo, aumentano di intensità.
Con l’aiuto di un medium scoprono che la misteriosa presenza è in realtà un demone dalle intenzioni poco pacifiche che insegue Katie da molti anni e che non deve essere assolutamente sfidato o provocato, cosa che il poco pragmatico Micah fa puntualmente, ahiloro!

Più che il pericoloso demone la presenza che urta i nervi durante il film è proprio quella del coraggioso Micah che si esibisce in un’intero catalogo di ciò che non si dovrebbe fare quando si è assediati da un demone: il giovane, incurante di avvertimenti e suggerimenti, sfida la presenza a comunicare attraverso una tavoletta ouija scatenando così le sue ire e facendo precipitare la situazione in un susseguirsi di eventi inquietanti e un poco terrificanti.

Una delle scene più inquietanti del film: Katie si alza e, in stato di trance, rimane immobile per ore

La situazione precipita ulteriormente quando il demone comincia ad impossessarsi del corpo di Katie facendole compiere azioni molto strane fino all’epilogo che, purtroppo, delude tutte le premesse.

Il rischio con gli horror dei nostri tempi è infatti quello di scadere nell’ovvio, nello splatter e, in ultima analisi, nella porcata.

Paranormal Activity, in questo senso, non si discosta molto dalla media: la storia scorre in un crescendo di tensione e, diciamolo pure, di paura fino a quando, a due minuti dalla fine, l’improvvisa accelerazione degli eventi, con annesso finale luttuoso, fa crollare tutto facendo anche rimpiangere di aver visto tutto il resto.
Inoltre il finale lo si può prevedere mezz’ora prima ed anche con estrema facilità, la medesima con cui il film perde tutta la sua consistenza facendosi surclassare da film molto meno paranormali, come ad esempio Buried, in cui la presenza umana fa più paura ed è più sanguinaria di qualsiasi demone.

Non è sicuramente un film da vedere, anzi, mi allineo con quanto ha affermato Dario Argento nel ritenere Paranormal Activity una trovata pubblicitaria piena di promesse mai mantenute. Non vedo perchè si debba sentire il bisogno di vederne i sequel.

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L’horror che torna a far spaventare davvero

L’ horror è, tra i vari generi cinematografici, quello che riscuote maggiore successo, pur essendo secondo, ma solo in sparuti casi, ai disaster movies.
Successo e fan derivano dall’attarzione morbosa che la paura esercita sulle nostre emozioni: dapprima paralisi motorie e gesti difensivi inconsulti e, in seguito, una fortissima curiosità; prendete come esempio il classico caso di un rumore violento durante la notte: ci si spaventa svegliandosi di soprassalto, si sbianca anche un po, però, poi, ci si alza dal letto e si va a vedere cos’è stato!
Per questo motivo i film horror, da sempre, attirano tantissimo pubblico nelle sale e, se riproposti in tv, vengono anche rivisti, talvolta provando gli stessi spaventi della prima visione.
Come non pensare al bellissimo e terribile Shining (tratto dal massimo scrittore di horror in circolazione, Stephen King), a Psycho (entrambe le versioni, vecchia e nuova) ed anche a L’esorcista: film carichi di immagini che hanno riempito per molte notti i nostri sogni trasformandoli in incubi; poi purtroppo è arrivata la massificazione del genere e per molti anni abbiamo avuto a che fare con film terribili non per le immagini ma per i soggetti e le trame, pellicole che di veramente spaventoso avevano solo i capitali spesi per realizzarle.
Siamo stati letteralmene invasi da varie apparizioni cinematografiche del diavolo (La nona porta, la mossa del diavolo, l’avvocato del diavolo..quanto sarà il compenso del diavolo per tutte queste interpretazioni?) generazioni di vampiri, lupi mannari, commistioni sessuali fra vampiri e lupi, vampiri spadaccini, bambine che uscivano dagli schermi televisivi (non dai nostri per fortuna), ed infine,il  grande fenomeno generazionale dei vampiri innamorati di Twilight (ma fatemi il piacere!).
Per fortuna ultimamente sembra si stia tornando al vecchio horror fatto come si deve con gli ultimi due film del genere: uno già uscito pochi giorni fa, l’altro in uscita tra breve.
Da pochissimi giorni nella sale, Il quarto tipo già fà molto parlare di se e non per la presenza della conturbante Milla Jovovich (che finalmente abbandona i panni della stronzissima protagonista di Resident Evil) ma per un susseguirsi di scene da far accapponare la pelle e non dormirci su per diverse notti.
Il film racconta la storia(dicono sia vera) della dottoressa Abigail Tyler, spedita in una piccolissima cittadina dell’Alaska per studiare i comportamenti disturbati dei suoi abitanti.
Costoro sono affetti da violenti disturbi nel sonno e si comportano in modo molto strano come, ad esempio, parlare in lingue sconosciute (e non umane!).
Il film, diretto dal semisconosciuto Olatunde Osunsamni, è ispirato alle vicende realmente accadute in una cittadina americana i cui abitanti, si sospetta, sembrano essere venuti a contatto con entità aliene. Da qui il titolo della pellicola.
Bisogna infatti sapere che gli studiosi americani distinguono ben 6 tipi di possibili contatti con gli alieni:
1) primo tipo: contatto visivo o avvistamento di alieni
2) secondo tipo: reperimento di reperti alieni
3) terzo tipo: contatto fisico
4) quarto tipo: rapimento dell’umano
5) quinto tipo: rapporto sessuale con l’alieno
6) sesto tipo: violenza fisica sull’umano
Sulla veridicità qi questo non mi è dato giudicare, posso solo dirvi che il film è stato realizzato come collage tra scene di repertorio filmate nella cittadina americana di Nome nel 2000 e scene girate con gli attori.

L’altro film di cui parleremo invece uscirà nelle sale italiane tra pochi giorni e si intitola Paranormal Activity.
Il titolo farebbe pensare ad un polpettone ideo-gnoseologico e religioso come il pesantissimo Contact con Jodie Foster, invece si tratta di una produzione “casereccia” costata poco più di 10.000 dollari ad opera di un certo Oren Peli.
Il film narra la storia di una giovane coppia che, trasferitasi in una nuova casa, rimane dapprima infastidita e poi terrorizzata da un’insolita attività notturna tra le loro nuove mura domestiche.
Esasperati i due decidono di montare delle videocamere per filmare questi movimenti e da qui inizia l’odissea del terrore.
Dicono che in America gli spettatori abbiano seguito il film con i visi sconvolti e spesso con le mani davanti agli occhi e, non si sa per suggestione pubblicitaria o altro, il DVD ha sopreso e terrorizzato pure Steven Spielberg che sembra non essere riuscito a vederlo tutto in una sola volta!
Vedremo..le sensazioni sono buone.
Il tema dei visitatori notturni mi ha sempre incuriosito un pò, in Sicilia, dalle mie parti si chiamano patruni o luocu ovvero patroni del luogo: sarebbero spiriti di persone defunte in maniera violenta che rimarrebbero imprigionati all’interno di una casa finendo per tormentarne, nella loro rabbia, qualsiasi innocente abitante.
I miei nonni spesso mi raccontavano storie di gente picchiata mentre dormiva, di bambini quasi morti nel sonno e “disinfestazioni” mistiche: conoscendo l’attaccamento alla realtà dei suddetti nonni non credo che tutto sia stato frutto della loro immaginazione.

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