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Amabili Resti

Peter Jackson torna alla regia con Amabili resti: riadattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Alice Sebold.
La storia narra del brutale assassinio della quattordicenne Susie Salmon (Saoirse Ronan) che, divenuta fantasma, rimane intrappolata in una realtà “di mezzo” fantastica da dove può seguire ciò che accade ai suoi genitori Jack e Abigail (Mark Walberg e Rachel Weisz) sconvolti dalla sua prematura scomparsa e impegnati nella cerca dell’assassino: il vicino di casa George Harvey (Stanley Tucci).
Le sapienti inquadrature, le scene spettacolari del paradiso personale di Susie e le immagini inquietanti della vita di Harvey che fanno da metronomo all’intera vicenda non riescono a mascherare una trama che saltella qua e la tra le pagine del libro della Sebold alla ricerca di uno spunto per andare avanti; mancano svariati tasselli della storia che confondono lo spettatore più attento e, a causa di questa confusione, spesso le scene più emotivamente interessanti suscitano risate invece che lacrime.
Il film non riesce a far capire il motivo per cui Susie continui a vedere i fatti riguardanti la sua famiglia e non ascenda al cielo e sembra che il massimo dell’impegno nella realizzazione della pellicola sia stato profuso per costruire lo scenario fantastico che fa da casa alla ragazza per tre quarti della storia: questo però non basta a mitigare la delusione!

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Febbraio 2010: Amabili Resti di Peter Jackson


Il 5 Febbraio 2010 segna il ritorno di Peter Jackson alla regia dopo il successo della trilogia de Il Signore degli Anelli e la fortunata produzione di District 9.
Con Amabili Resti (titolo originale The Lovely Bones) il regista neozelandese si tuffa nel genere drammatico dirigendo l’adattamento cinematografico all’omonimo romanzo di Alice Sebold del 2002.
Saoirse Ronan (Espiazione) interpreta Susie Salmon, quattordicenne americana brutalmente assassinata dal serial killer George Harvey (Stanley Tucci), la cui anima rimane intrappolata in una realtà fantastica attraverso la quale riesce a seguire le vicende della vita dei suoi genitori Jack e Abigail, Mark Walhberg (Max Payne, The Italian job) e Rachel Weisz, e del suo omicida.

Saoirse Ronan alias Susie

Trailer del film.
Non ho ancora avuto la fortuna di leggere il romanzo della Sebold ma la notizia del film mi ha fatto ricordare una canzone di Josh Todd intitolata Lovely Bones di cui traducendo il testo avevo apprezzato la storia senza sapere che fosse ispirata al libro.

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Anteprima District 9

Ieri sera ho assistito all’anteprima italiana di District 9, un film dell’esordiente regista sud-africano Neill Blomkamp, prodotto da Peter Jackson.
Profondo conoscitore dell’Apartheid, Blomkamp ci trasporta direttamente dentro un universo di xenofobia, segregazione sociale e, per ultimo, disprezzo per il “diverso” che in questo caso è il “diverso per antonomasia”, ovvero l’alieno.
Nei cieli di Johannesburg si ferma, per una probabile avaria, una astronave abitata da alieni, dalla forma di insetto, denutriti, malati e sofferenti. Le autorità di tutto il mondo si attivano per prestare loro soccorso e trasferiscono l’intera popolazione in un quartiere nella periferia della città, chiamato Distretto 9.
Ovviamente la convivenza tra umani ed alieni, volgarmente detti “gamberoni”, si rivela difficilissima e sfocia ben presto nella violenza. A questo proposito viene allestita una task force capitanata dal diplomatico Vikus Van de Merwe(Sharlto Copley) e dal militare Kobus Venter (David James).
Entrambi sono personaggi sempre negativi, dal primo all’ultimo minuto del film, addirittura in alcune scene Vikus dà proprio fastidio per la propria grettezza e chiusura mentale.
Oltre la maestosità delle scene(la sapiente mano di Jackson, vedi la Trilogia del Signore degli Anelli) e l’ottima regia di Blomkamp, e sorvolando sull’ormai battutissimo conflitto uomo vs alieno, del film colpisce maggiormente il sottointeso ovvero tutto ciò che si sarebbe potuto dire ma non si è voluto, mantenendo il film nella categoria “fantascienza” per evitare polemiche sociali.
Colpisce particolarmente la violenza gratuita con cui l’uomo reagisce nei confronti del diverso: un temperamento violento ed aggressivo che l’uomo ha storicamente dimostrato di avere nei confronti di tutto ciò che non capisce e che per questo viene classificato come diverso, prima, potenzialmente pericoloso, in una seconda fase e,fin troppo spesso, eliminabile alla fine.
In ultima analisi, District 9 merita un 7 per la regia ed un 8 per le tematiche affrontate, implicite ed esplicite.

Nella trama si nota una sorta di apparente normalità nel trovarsi accanto ad un alieno che si ritrova anche nella letteratura fantascientifica di Asimov.

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