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La Costituzione come carta igienica..

..usala per pulirti il culo o per tamponarti le ferite cantava Simone Cristicchi nel brano Genova Brucia, lucida ed ammiccante critica ai fattacci avvenuti nella città ligure svariati anni fa.

Una frase molto bella e d’effetto, un passaggio che ha l’impatto di un pungo nello stomaco ma, purtroppo non è solo questo.
Il cantautore romano paragona la Costituzione Italiana nientemeno che ad un articolo sanitario e, forse, profetizza un futuro non molto lontano.

Oggi, infatti, a nemmeno un anno di distanza dall’uscita del disco di Cristicchi la tanto festeggiata e vituperata Costituzione sembra essere nient’altro che un vetusto cimelio storico, una reliquia appartenuta ad un passato tanto lontano quanto difficile da ricordare. Tra l’altro il periodo del Risorgimento viene trattato (quando viene fatto) in maniera minimalista anche nelle scuole, come a negare l’importanza dell’Italia Unita che tutti (chi più chi meno) abbiamo festeggiato qualche settimana fa.

Poi, per curiosità, vai a leggere la Costituzione, o meglio i primi articoli, e ti accorgi che nemmeno uno è rispettato!
Provare per credere: leggete i primi 11 articoli e, mettendoli in relazione con i fatti recenti, cercate di verificare quanti siano rispettati e quanti no.

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Per completezza devo dire che quanto sopra è stato recuperato sul sito del Governo Italiano a questo indirizzo; e poi, se avete pazienza, leggete questa bellissima citazione di Piero Calamandrei datata 1955:

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

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Chi ha detto che lo spirito di Woodstock sia morto? Impressioni dopo il concerto del primo maggio

Archiviato il mio primo concertone del primo maggio. (Scusate il gioco di parole).

Chiariamo subito una cosa essenziale: è una sfacchinata!

Ore ed ore in piedi a spostare il peso ora su un piede, ora sull’altro finchè questo processo diventa inutile dato l’affaticamento muscolare ma, per fortuna, la musica ha il potere, tra gli altri, di far dimenticare la fatica.
Mentre stavo lì tra un quindicenne strafatto a destra ed un cinquantenne ubriaco a sinistra pensavo proprio questo: chi ha detto che lo spirito che ha animato quelle centinaia di migliaia di folli che nel 1969 andarono fin nei campi sperduti di Bethel per assistere al concerto del secolo si sia estinto?

Chiunque lo abbia detto, o anche solo pensato, non è mai stato al concerto del primo maggio a Roma.

Di certo, ascoltare con cadenza pressochè costante lo slogan “Berlusconi merda” non sarà stato come ascoltare ed urlare “Peace and Love” a Woodstock ma, chissà perchè, ho notato che c’è la stessa, calma e rabbiosa al tempo stesso, forza vitale nel sentirlo urlare a squarciagola a tutta quella gente.

E così, nonostante la fatica, la fame, la sete, gli sbuffi di fumo del ragazzino o i rigurgiti del matusa (quelli di prima), la coda alla metro (andata, ma soprattutto ritorno! Che cazzo di città disorganizzata!) e i frequenti strafattoni che ti pestano i piedi, ti impediscono di vedere o ammorbano l’aria con il loro “odorino” da sotto questo sole.. si riesce pure a godersi dei grandi momenti musicali.

Aprono il pomeriggio musicale i sontuosi e romanissimi Bud Spencer Blues Explosion che iniziano l’esibizione con una intro ispirata a Voodoo Chile di Jimi Hendrix (a questo punto sto già godendo) per completarla con cover e brani propri tutti molto blues e tanto rock!

Si continua e ci si infiamma con Simone Cristicchi che, dopo il necessario omaggio canoro alla capitale, si esibisce in un trittico di brani esplosivi sparandoli direttamente nelle nostre orecchie e nelle nostre teste: ci ritroviamo nelle strade in fiamme e la violenza gratuita ed inutile della Genova del G8 di Genova Brucia, accompagniamo il buon Simone nella lode alla premiere dame Carla Bruni in Meno Male e finiamo con l’istrionica (e ovviamente polically uncorrect) Volemo le bambole.

Dopo aver sopportato gli insopportabili ed improbabili (per non dire inascoltabili) Beautiful ed un Edoardo Bennato dal repertorio decisamente limitato ci godiamo la nostra adrenalitica prima del clou serale del concerto.

Un clou serale che comincia però in maniera molto deludente con molte parti parlate e recitate (non me ne voglia la front girl Sabrina Impacciatore ma non sa proprio presentare, tantomeno cantare) una soporifera esibizione dell’Orchestra di Roma, una poesia di Eduardo De Filippo interpretata da Massimo Ranieri (bella si, ma non adatta al momento fin troppo soft) un Paolo Nutini fuori di se (si esibisce come un Jim Morrison dei giorni nostri) e la solita Carmen Consoli molto confusa e poco felice ma decisamente pallosa finalmente sul palco sale l’istrionico Vinicio Capossela che morivo dalla voglia di ascoltare dal vivo.

Purtroppo però la parte iniziale dell’esibizione, in linea con il resto della serata è molto lenta e decisamente soporifera così mi distaggo un attimo a guardare le bandiere che sventolano sulle nostre teste: c’è la trinacria siciliana, le quattro teste di more della sardegna, la poco compresa bandiera di Viareggio, il giglio di Firenze, la lupa romana (ovviamente), qualche (poche) acquile laziali, e tantissime altre.

La mia attenzione torna a ciò che succede sul palco proprio mentre Vinicio sta iniziando L’uomo vivo, Inno al gioia che per uno sciclitano è forse più importante dell’inno nazionale.
L’esibizione è potente e vibrante e termina nell’intro di un altro must di Capossela, il Ballo di San Vito che ci fa consumare le ultime riserve di energia.

Rimane tempo per sorbirci i non trascendentali Baustelle (che Sabrina chiama Baustel!!) e scatenarci con quattro pezzi del trombettista siracusano Roy Paci.

Sulle note dello sconosciuto (almeno per me) cantautore romano Lolli ci avviamo verso casa: stanchi, sfatti, affamati, in parte soddisfatti..un po così sarconò, sarcosi!

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